Il petrolio risale sopra 100 dollari al barile. Teheran: “Attacchi di Usa e Israele a infrastrutture del gas dopo che Trump ha annunciato la tregua”
Il prezzo del petrolio Brent è risalito oltre i 100 dollari al barile, dopo il crollo superiore al 10% registrato lunedì in seguito all’annuncio di Donald Trump sulla tregua di cinque giorni con conseguente rinvio di nuovi attacchi contro l’Iran. Teheran il giorno dopo ha fatto sapere che ieri sera, in contrasto con le dichiarazioni del presidente Usa, sono state colpite da “attacchi statunitensi-israeliani” infrastrutture legate al settore energetico nella provincia di Isfahan e nella città sud-occidentale di Khorramshahr. Secondo l’agenzia Fars, a Isfahan sono stati colpiti un edificio dell’amministrazione del gas naturale e una stazione di riduzione della pressione del gas, con danni anche ad alcune abitazioni vicine. A Khorramshahr, invece, è stato preso di mira un gasdotto collegato a una centrale elettrica. Il Brent, che lunedì era sceso del 10%, ha guadagnato il 2,9%, a 102,84 dollari, mentre il West Texas Intermediate – che aveva chiuso poco sopra gli 88 dollari – ha registrato un balzo del 3,5% a 91,20 dollari.
Sul fronte del gas, i future europei sul naturale sono scesi martedì a circa 55,7 euro per MWh, estendendo il calo dai massimi di oltre tre anni. I mercati energetici restano altamente volatili, con la sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz che limita i flussi di greggio e GNL. Recenti attacchi iraniani hanno inoltre ridotto di circa il 17% la capacità di esportazione di GNL del Qatar, e le riparazioni delle strutture danneggiate potrebbero richiedere fino a cinque anni, secondo QatarEnergy. Con le scorte europee di gas significativamente esaurite durante l’inverno, la regione potrebbe avere difficoltà a rifornire i depositi quest’estate se le interruzioni persistono e la concorrenza asiatica per le forniture di GNL si intensifica.