Pierfrancesco Favino alla regia, Anna Ferzetti protagonista. Ecco ‘People, places & things’
È uno spettacolo delle prime volte questo People, places & things, del drammaturgo britannico Duncan Macmillan. Emma è un’attrice. Sta interpretando Nina nel Gabbiano di Anton Čechov. Tutto fila in scena, ma improvvisamente s’intrecciano le instabilità reali della donna con quelle del suo personaggio. Un pericoloso crollo la porterà in un rehab, una clinica per uscire dalla dipendenza da alcol e droghe. E in questo nido del cuculo fatto di persone fragili e spezzate dovrà fronteggiare i suoi spettri e intraprendere una dura lotta contro il naufragio da sé stessa.
Si diceva prime volte perché Pierfrancesco Favino esordisce come regista teatrale, mentre Anna Ferzetti, qui protagonista, lavora per la prima volta con suo marito. Periodo intenso e positivo per lei, anche per le recenti uscite al cinema di Domani interrogo e La grazia. In più, anche quest’opera di Macmillan viene trasposta per la prima volta in italiano, con la traduzione di Monica Capuani. Il testo utilizza un linguaggio incollato al reale e fronteggia con estrema onestà il tema della caduta e rinascita. Ogni paziente della clinica ha il suo passato traumatico e un presente oscuro da rielaborare per rimettersi in piedi, ma tutto passa dalla via dell’ammissione, punto d’inizio di qualsiasi percorso riabilitativo. In una scena in particolare, anima, coscienza e percezione della protagonista si sdoppiano, anzi si moltiplicano con varie controfigure.
Mi spiego meglio. Durante un momento difficile si vedono in scena diverse donne identiche, tutte uguali tra abiti, acconciatura e corporatura. Sono tutte Emma, in una coreografia di sue ombre: il corpo si moltiplica come il dolore di ogni dipendenza, causa o effetto che ne sia. La danza macabra di Ferzetti non è il solo momento forte della pièce, scandito peraltro da una techno assordante, nel quale riecheggiano anche certe sequenze di Trainspotting, possibile influenza a monte. Molti i dialoghi duri o toccanti con la dottoressa di Betti Pedrazzi, o con l’infermiere empatico Luca Massaro, o ancora con il compagno di percorso Thomas Trabacchi.
La messa in scena di Favino punta alla valorizzazione degli attori e delle performance in un spazio di palco essenziale, senza fronzoli, seppur mosso da alcuni moduli per i cambi scena. Ferzetti acciuffa la sua Emma, fulcro di tutto, si cuce e si strappa di dosso le sue doppiezze fragili, le menzogne tossiche e le tentazioni di un’addicted che da un momento all’altro può bruciare la vita veloce come un fiammifero, o dare il colpo di coda per una reazione costruttiva. Tenerezza e repulsione, paura e fiducia, ironia e tragedia sono solo alcuni dei contrasti che questo character scomodo si porta addosso. L’attrice riesce a incarnarli tutti in uno spettacolo dalle tante armonie corali che colpisce dritto allo stomaco, ma senza sensazionalismi né buonismi. Del resto l’autore, un quarantaseienne con all’attivo una quindicina di opere, è un acuto osservatore delle umane difficoltà nel vivere d’oggi, dal macrosociale del tema ambientale, al microsociale del rehab come nel nostro caso, o della vita di coppia, o ancora delle relazioni genitoriali.
La pièce ha esordito l’8 febbraio 2026 al Teatro Comunale di Todi passando successivamente per Venezia, Massa, Bari e Sassuolo. Poi a Roma, all’Ambra Jovinelli, dove con una decina di repliche ha intensificato la scia dei sold out. La tournée prosegue a Salerno dal 26 al 29 marzo; tocca Bassano del Grappa il 7 e l’8 aprile; è a Siena dal 10 al 12; e infine al Teatro Sociale di Trento dal 16 al 19. #PEACE