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Alzheimer, la stimolazione transcranica a corrente continua potrebbe frenare la crescita delle placche. Lo studio

Simulazioni molecolari indicano che il campo elettrico modifica le fibrille di amiloide, ostacolandone l’allungamento e suggerendo un possibile meccanismo alla base dei benefici osservati
Alzheimer, la stimolazione transcranica a corrente continua potrebbe frenare la crescita delle placche. Lo studio
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Uno studio dell’Università degli Studi di Milano propone un nuovo quadro interpretativo per spiegare come la stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) possa contribuire ai miglioramenti osservati nei pazienti con Alzheimer. La ricerca, pubblicata sulla rivista Amyloid, suggerisce che il campo elettrico generato dalla tDcs sia in grado di modificare la superficie delle fibrille di amiloide, ostacolandone l’allungamento, un processo chiave nella formazione delle placche tipiche della malattia. Una strada quella stimolazione transcranica che un anno fa aveva visto emergere buoni risultati nell’ambito di uno studio dell’Università di Tor Vergata, anche se in quel caso si trattava di stimolazione magnetica.

L’Alzheimer è la più diffusa tra le malattie neurodegenerative e, con l’aumento dell’aspettativa di vita, il numero di persone colpite è in costante crescita. Tra i fattori determinanti vi è l’accumulo nel cervello di proteine alterate: forme anomale di amiloide che, non venendo eliminate correttamente, tendono ad aggregarsi. La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più frequente. Circa il 5-6 % delle persone sopra i 65 anni hanno un decadimento cognitivo e su 10 persone che hanno un decadimento mentale circa 6 hanno la patologia. In Italia sono almeno 1 milione le persone affette dalla malattia che causa progressiva perdita di memoria e demenza, privando i pazienti di molti anni di vita produttivi.

Il nuovo lavoro compie un passo avanti grazie a simulazioni computazionali: in un modello di dinamica molecolare, una molecola di amiloide è stata esposta a un campo elettrico per osservarne il comportamento. Il risultato più rilevante è che il campo elettrico può alterare le caratteristiche superficiali delle fibrille e inibirne la crescita. Secondo i ricercatori, questo effetto potrebbe contribuire a bloccare la formazione delle placche e, potenzialmente, influenzare il decorso della malattia. Lo studio, frutto di una collaborazione interdisciplinare tra fisici, medici e ingegneri, non dimostra un effetto clinico diretto, ma offre una spiegazione coerente dei meccanismi molecolari coinvolti. I risultati indicano quindi una possibile direzione per future verifiche sperimentali e rafforzano l’ipotesi di un ruolo della tDcs, e di tecniche correlate, nel trattamento dell’Alzheimer.

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Lo studio

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