“Le persone sono scappate dalle loro case in pigiama, hanno dormito sul pavimento per giorni. La situazione è molto grave“. Mayassa è un’operatrice di Oxfam e in questo momento si trova nel rifugio di Magdousheh, nel sud del Libano, che ospita 200 sfollati interni. Qui lavora con l’organizzazione per rispondere ai bisogni di base delle famiglie rimaste senza casa per sfuggire ai bombardamenti di Tel Aviv, ripresi il 2 marzo dopo l’attacco congiunto Usa-Israele all’Iran. Raid a cui si è aggiunta l’invasione di terra, avviata da Israele il 16 marzo. Finora sono state uccise oltre mille persone, tra le quali più di cento con meno di 18 anni. Altre 2500 sono rimaste ferite. Gli attacchi hanno colpito palazzi e appartamenti di aree residenziali densamente popolate. Nessuna zona quindi è sicura. In questo contesto il numero di sfollati continua ad aumentare: sono già oltre 1 milione, ossia il 19% della popolazione.
Alle famiglie del rifugio di Magdousheh, racconta l’operatrice in questa testimonianza video, “Oxfam distribuisce kit per l’igiene mestruale, biancheria da letto e bottiglie d’acqua”. Nel sud del governatorato del Monte Libano e nella Bekaa, fa sapere l’organizzazione, sono oltre 10mila gli sfollati che hanno ricevuto assistenza con acqua pulita, coperte e kit igienico sanitari. Di giorno in giorno, gli ordini di sfollamento di Tel Aviv coprono aree sempre più estese. Nelle ultime settimane, per citare un caso, tutti i residenti a sud del fiume Zahrany sono stati avvertiti di evacuare, mentre in precedenza l’area interessata era quella a sud del fiume Litani. Secondo Oxfam, sommando anche gli ordini per i residenti dei sobborghi meridionali di Beirut e di diverse località della regione della Bekaa, oltre un ottavo del Paese è sotto minaccia di sfollamento.
“Il rischio – avverte Paolo Pezzati, portavoce per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – è che le conseguenze umanitarie dell’escalation si estendano ben oltre i confini libanesi, a causa dell’inerzia della comunità internazionale. I primi a farne le spese saranno 60 milioni di persone che già oggi dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Questa nuova escalation sta già mettendo sotto pressione il sistema di risposta che potrebbe arenarsi, a causa dell’aumento dei prezzi carburante, delle difficoltà di reperimento di beni e degli innumerevoli impedimenti fisici e burocratici. Al più presto dovremmo mettere in campo tutto quanto necessario per evitare un vero collasso sanitario e socio-economico”.
LA CAMPAGNA – Da anni Oxfam lavora proprio per garantire acqua potabile alle popolazioni che vivono gravi crisi umanitarie. Per questo in occasione della Giornata Mondiale dell’acqua, che ricorre il 22 marzo, Fondazione Il Fatto Quotidiano ha deciso di essere al fianco di Oxfam Italia lanciando la campagna “Acqua che salva la vita”, che dal 18 al 26 marzo sosterrà la risposta umanitaria portata avanti dall’organizzazione a Gaza, in Cisgiordania e in Libano (DONA ORA). In queste tre aree Oxfam infatti lavora da anni e sta intensificando i propri sforzi per garantire l’accesso all’acqua pulita e a servizi igienici adeguati a migliaia di persone, che nelle ultime settimane stanno vivendo l’impatto dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha aggravato ulteriormente una crisi già profondissima.