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Il Belgio mantiene il livello di allerta terrorismo a 3 su 4, dieci anni dopo gli attentati. Ecco perché

Il 22 marzo 2016 gli attacchi all'aeroporto di Bruxelles-National, nel comune di Zaventem e nelle metro di Maelbeek/Maalbeek. Oggi il jihadismo è meno visibile ma imprevedibile
Il Belgio mantiene il livello di allerta terrorismo a 3 su 4, dieci anni dopo gli attentati. Ecco perché
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Era la mattina del 22 marzo 2016 quando la capitale belga fu colpita da tre attacchi terroristici coordinati: due avvennero presso l’aeroporto di Bruxelles-National, nel comune di Zaventem, ed uno alla stazione della metropolitana di Maelbeek/Maalbeek, nel comune di Bruxelles. Gli attentati vennero rivendicati il giorno stesso dall’autoproclamato Stato Islamico (Isis). Sei su dieci imputati vennero ritenuti colpevoli di “omicidi in un contesto terroristico”. Si trattava di Oussama Atar, Mohamed Abrini, Osama Krayem, Salah Abdeslam (già condannato all’ergastolo per gli attentati di Parigi), Ali El Haddad Asufi e Bilal El Makhoukhi. Colpevoli della morte di 32 persone e del ferimento di almeno altre 300.

Negli ultimi anni, il codice penale belga è stato modificato più volte per adattarsi alle nuove esigenze. Nel luglio 2015, ad esempio, è stato aggiunto un articolo per punire i viaggi da e per il Belgio per scopi terroristici; dall’agosto 2016, l’incitamento e il reclutamento per tali viaggi sono reati penali. Nonostante ciò le preoccupazioni sono evidenti. Nel novembre 2020, 398 individui latitanti erano stati identificati come detenuti radicalizzati dal 2015, mentre il 25% di coloro che erano stati rilasciati nel 2020 erano ancora considerati radicalizzati e un altro 20% era ancora incline alla violenza. Molti condannati per terrorismo nel tempo hanno scelto deliberatamente di non chiedere la libertà condizionale e di scontare l’intera pena in modo da essere rilasciati senza condizioni e non essere più disturbati.

A marzo 2026, il Belgio mantiene il livello di allerta a 3 su 4.

L’OCAD (Organismo di Coordinamento per l’Analisi della Minaccia) ha confermato recentemente che, sebbene non vi siano prove di un piano imminente contro obiettivi belgi specifici, il rischio rimane elevato a causa dell’instabilità in Medio Oriente (conflitti in Iran, Siria e Gaza) che funge da moltiplicatore per la radicalizzazione domestica. La presenza jihadista oggi in Belgio si manifesta attraverso tre vettori principali: cellule informali, o meglio piccoli gruppi di giovani, spesso minorenni, che si radicalizzano rapidamente online. Non frequentano necessariamente moschee radicali, ma sono immersi in “eco-chambers” su Telegram o piattaforme di gaming, dove l’ideologia viene consumata come un contenuto on-demand. Secondo il rapporto CUTA 2024-2025, queste cellule sono spesso prive di un background estremista pregresso, rendendole più difficili da tracciare per l’intelligence.

Il secondo vettore è rappresentato dall’IS-K (Stato Islamico della Provincia del Khorasan). L’attenzione si è spostata dalla Siria all’Afghanistan. L’IS-K è attualmente considerato la principale minaccia esterna, capace di ispirare o coordinare l’invio di agenti dormienti in Europa, incluso il Belgio. Infine il “Gangster-Jihad” resiliente: nelle aree urbane di Bruxelles (Molenbeek, Schaerbeek), persiste il legame tra criminalità di strada e ideologia radicale. Per contrastare la minaccia terroristica il Belgio ha potenziato la sua strategia. Innanzitutto Banche Dati Locali (LIV) dove ogni comune belga si è dotato di una task force locale composta da agenti di polizia, assistenti sociali e psicologi che si scambiano informazioni su soggetti che mostrano segni di isolamento e radicalizzazione. Oltre a ciò l’Intelligence belga (VSSE) si è concentrata sulla scansione di segnali comportamentali (cambiamento improvviso di abitudini, acquisto di materiali dual-use) piuttosto che sulla ricerca di legami con l’Isis o altri gruppi jihadisti.

Da ultimo il contrasto ai droni. In risposta ai nuovi rischi, il governo ha autorizzato l’installazione di sistemi di disturbo (jammers) presso aeroporti e siti sensibili per prevenire attacchi tecnologici “fai-da-te”. Oggi il Belgio è sicuramente più preparato a smantellare una cellula ma resta vulnerabile al singolo individuo che decide di colpire un “soft target” (una fermata del bus, un caffè) con un coltello da cucina o altro.

Il jihadismo in Belgio ad oggi è sicuramente meno “visibile” rispetto al decennio precedente ma molto più imprevedibile.

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