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‘Il regno perduto degli dei’ nel Medioevo è ancora tra di noi

Dopo l'Editto di Tessalonica si decise che le sacche di paganesimo - inizialmente tollerate - andassero debellate. Francesco Borri, docente di storia medievale all’Università Ca Foscari di Venezia le racconta
‘Il regno perduto degli dei’ nel Medioevo è ancora tra di noi
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Le divinità del mondo antico, una volta bandite dall’Olimpo, furono confinate negli incubi degli uomini. Così scriveva Heinrich Heine. Quando l’impero romano, sposò la religione cristiana dell’Unica Divinità non tutti si convertirono subito. Alcuni, soprattutto nelle campagne, rimasero per un lungo tempo adoratori delle antiche divinità, o, come si prese a dire in quel periodo “pagani”, ovvero “campagnoli”, per sottolineare come fossero persone arretrate. “Pagani” fu un modo per costringere in unico termine un vastissimo repertorio di culti e tradizioni dall’Irlanda al Baltico, che nel giro pochi secoli furono quasi del tutto cancellati.

Inizialmente tollerate, si decise a un certo punto che queste sacche di paganesimo andassero debellate. “Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici. Costoro saranno condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità che ci viene dal Giudice Celeste” fece scrivere l’imperatore Teodosio nell’Editto di Tessalonica (380 d.C.). I pagani e gli eretici iniziarono ad essere perseguitati con molta più determinazione di quanto i cristiani fossero mai stati perseguitati quando la loro religione era minoritaria. I templi furono convertiti a chiese o dati alle fiamme. Le statue greche e romane degli dei furono distrutte o sfregiate. Asportando il naso, un orecchio o un dito si toglieva il potere alla statua, per questo oggi molti dei reperti che troviamo nei musei sono monchi. Deliberatamente sfigurati. Eppure quegli antichi rituali non scomparvero, ma impararono ad essere segreti.

Ne Il regno perduto degli dei (Carocci editore), Francesco Borri, docente di storia medievale all’Università Ca Foscari di Venezia racconta il paganesimo nell’Europa medioevale. I caratteri più evidenti erano nel culto della natura e degli animali. Così la propaganda cattolica dava a queste credenze toni foschi e demoniaci.

C’era l’uccello notturno dal lungo becco che beveva sangue umano, chiamato strix, da cui viene il termine strega attribuito alle donne che potevano trasformarsi in questo malefico essere grazie a pozioni e magie. E il ficti lupi, uomini che si trasformavano in animali, in particolare lupi, tradizione da cui deriverà poi l’idea del lupo mannaro. Tra i più terribili pagani c’erano ovviamente i barbari: “I Sassoni sono selvaggi, i Franchi sleali, gli Unni debosciati, i Gepidi inumani”. Scriveva Salviano da Marsiglia nel V secolo. “Schiavi di culti superstiziosi credevano che i loro dei fossero lusingati con la strage di esseri umani e dallo spargimento di sangue di loro consanguinei”. Aggiungeva Magno Felice Ennodio, parlando di sacrifici umani che questi popoli avrebbero compiuto uccidendo propri figli all’altare degli dei, con l’intento di ingraziarseli in battaglia. Sosteneva anche che chi non avesse pregato sotto la statua dei loro idoli veniva arso vivo.

Queste, come avrete intuito, sono tutte fonti cristiane in cui si parla “del nemico” utilizzando quelle che oggi chiameremmo fake news. La verità è che cristiani e pagani convivevano in molte città senza grandi problemi, finché qualcuno decise politicamente che per combattere contro i barbari fosse utile creare una narrazione del nemico. La religione venne di fatto usata come arma culturale per creare un avverso contro cui combattere. Vi ricorda qualcosa?

L’opera compiuta dai cristiani fu quella di portare al proprio interno i culti duri a morire, trasformando ad esempio le magie in miracoli, e divinità politeiste in santi. Mentre riti più cruenti come i sacrifici di animali o la venerazione degli idola, che non potevano essere conciliati con il dio unico cristiano, furono spazzati via. Anche con l’uso della forza. La scomparsa del paganesimo però c’è stata solo in apparenza, molti riti sono rimasti nascosti dalle pieghe del tempo e sono sopravvissuti fino a oggi, e oggi, in un occidente più laico sono tornati allo scoperto. Parlo di riti che vanno dall’Halloween celtico, per esorcizzare le divinità della morte, ai Lòm a Mêrz romagnoli, grandi fuochi per ingraziarsi le divinità a dare un buon raccolto. Gli antichi dèi sono ancora tra noi.

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