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Violenze sessuali, stalking, terrorismo: le carceri scoppiano e il Regno Unito manda fuori col braccialetto elettronico

Restano i dubbi di associazioni come Prison Reform Trust e la Howard League for Penal Reform sull'efficacia degli strumenti e il rischio che non si riducano le recidive
Violenze sessuali, stalking, terrorismo: le carceri scoppiano e il Regno Unito manda fuori col braccialetto elettronico
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Il governo britannico ha annunciato ieri la più grande espansione del sistema di monitoraggio elettronico (braccialetti GPS e dispositivi per il controllo dell’alcol) nella storia del Regno Unito. Migliaia di pregiudicati in più saranno sottoposti a sorveglianza elettronica, con particolare attenzione agli autori di reati ad alto rischio come violenza domestica, furti, furto in abitazione, stalking, terrorismo, assassinio e reati sessuali recidivi. L’obiettivo dichiarato è proteggere meglio le vittime e la collettività, integrando tecnologie avanzate con un potenziamento del servizio di probation, cioé la sorveglianza post-detentiva.

Il ministro per le Carceri, la Probation e la Riduzione della Recidiva, Lord James Timpson, ha dichiarato: “Questa è la più grande espansione del monitoraggio elettronico nella storia britannica e significa che i criminali più pericolosi saranno ora sorvegliati più da vicino che mai. Combinando nuove tecnologie con un aumento degli addetti alla probation ci assicuriamo che chi rappresenta il rischio maggiore sia sotto controllo costante, con lo scopo di proteggere meglio vittime e pubblico”.

Tra le principali novità: sorveglianza in tempo reale tramite GPS, monitoraggio di prossimità per le vittime di violenza domestica e stalking, con alert se l’autore si avvicina, estensione nazionale del progetto pilota DAPOL (Domestic Abuse Perpetrators on Licence) entro settembre 2026, e del programma per la lotta ai reati acquisitivi (furti e rapine) in tutte le 43 aree di polizia prima della fine della fine della legislatura. È previsto un investimento di 100 milioni di sterline per l’espansione del monitoraggio elettronico, parte di un pacchetto molto più ampio di finanziamenti per la probation entro il 2028/29, con almeno 1.300 nuovi addetti reclutati nel prossimo anno.

La decisione è strettamente legata alla crisi di sovraffollamento nelle carceri in Inghilterra e Galles, mentre Scozia e Irlanda del Nord hanno un ordinamento indipendente su questo tema. La popolazione carceraria adulta si attestava intorno agli 87.000–87.500 detenuti a fine 2025, con una capacità operativa di circa 88.000–89.000 posti. Nel 2024–2025, quasi tre quarti delle prigioni (72%) risultavano sovraffollate, con oltre 21.600 detenuti in condizioni di affollamento (circa un quarto della popolazione totale), secondo la Prison Reform Trust.

Il governo ha ereditato una situazione critica: negli ultimi anni prima del 2024 erano stati aggiunti solo pochi posti netti, mentre la popolazione carceraria è aumentata notevolmente. Per evitare un collasso del sistema, dal 2024 sono stati rilasciati anticipatamente decine di migliaia di detenuti – stime giornalistiche parlano di circa 40.000 rilasci entro metà 2025 nei vari schemi – e si prevede di ridurre la pressione con riforme del sistema giudiziario che, secondo le proiezioni ufficiali, mirano a contenere la crescita e ridurre in parte il numero di detenuti entro la fine del decennio.

Il monitoraggio elettronico permette di gestire molti autori di reati nel territorio invece che in cella, specialmente per reati di media o bassa gravità o in fase post-rilascio, liberando posti per i più pericolosi. Parallelamente, il governo ha promesso fino a 14.000 nuovi posti entro il 2031 attraverso nuovi istituti e ampliamenti, con circa 2.400–2.900 posti già costruiti entro il 2025, per un costo complessivo stimato di diversi miliardi di sterline.

Le critiche al provvedimento arrivano da più parti. Organizzazioni come la Prison Reform Trust e la Howard League for Penal Reform esprimono scetticismo: il monitoraggio elettronico può essere difficile da controllare, portare a più violazioni e richiami in carcere, risultare eccessivamente restrittivo e ostacolare il reinserimento e la riabilitazione.

Pia Sinha, CEO della Prison Reform Trust, ha affermato che il tagging “non è una panacea per ridurre la recidiva, è difficile da monitorare, potrebbe portare a più violazioni e richiami, l’attrezzatura non è sempre affidabile e può impedire un vero reinserimento perché troppo restrittivo”. Alcuni esperti temono che sposti solo il carico sul servizio di probation, già sotto pressione con carichi di lavoro elevati (oltre 240.000 casi gestiti nel 2025) e tassi significativi di appuntamenti mancati, come evidenziato dai dati recent.

Le critiche riguardano anche l’affidabilità dei dispositivi e il rischio che non riduca realmente la recidiva; espansioni precedenti hanno visto ritardi, ad esempio nell’installazione dei tag da parte di grandi fornitori privati, che ne hanno molto ridotto l’efficacia. Il governo replica che, secondo dati del Ministero della Giustizia, l’efficacia del monitoraggio alcolico supera il 97%, e che i tag GPS con coprifuoco e quelli applicati a ladri, rapinatori e autori di furti hanno ridotto la recidiva di circa il 20% nei progetti pilota. Ma il dibattito su efficacia e proporzionalità resta acceso, e questo rischia di essere l’ennesimo provvedimento fallito di un governo costellato di marce indietro.

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