Sul palco del Teatro Italia di Roma, durante la maratona “La Costituzione è nostra” per il No al referendum sulla giustizia, il duo comico Ficarra e Picone trasforma il dibattito sulla consultazione del 22 e 23 marzo in un pezzo di satira tagliente. Attraverso il loro consueto gioco di contrasti, i due artisti siciliani mettono nel mirino la riforma Nordio, dipingendola non come uno strumento giuridico, ma come una sorta di evento miracoloso o, peggio, una resa dei conti finale
Il cuore dell’intervento ruota attorno all’assurdità delle promesse legate alla vittoria del “Sì”. Ficarra, interpretando il cittadino entusiasta delle novità legislative, arriva a definire il referendum un “ultimatum”: la riforma è una manovra diretta contro i magistrati “che ancora non si sono arresi”, al punto che “se tu voti Sì, escono con le mani alzate”.
L’ironia si sposta poi sugli effetti quasi “curativi” che il fronte del Sì attribuirebbe alla riforma. Con una carrellata di battute surreali, Ficarra elenca i benefici attesi: dalla scomparsa di ladri, stupratori e assassini fino alla risoluzione di problemi fisici banali. “Guarisce l’acne”, afferma con convinzione, aggiungendo che persino per problemi di salute cronici come la stitichezza e la colecisti il consiglio dei medici sarebbe di votare a favore della riforma Nordio.
Il picco del paradosso viene raggiunto citando esponenti politici come Tajani, ironicamente ribattezzato “ministro all’evacuazione” per la sua presunta capacità di risolvere problemi intestinali attraverso il voto. “Ha detto anche ‘Evacuate lontano dalle finestre che arrivano i droni”, sentenzia Ficarra.
Picone, nel ruolo della spalla razionale, tenta di riportare il discorso su binari più seri, ma viene travolto dalla logica distorta del compagno, che sogna di trarre profitto dalla nuova giustizia aprendo un “tribunale privato”. In questo scenario immaginario, il diritto diventa una questione di mercato e convenienza sui prezzi delle pene: “Per esempio, una rapina lo Stato quanto ti dà? Tre anni e sei fuori”.
L’intervento non risparmia nemmeno l’attualità politica più stretta, citando il sostegno alla riforma di figure come la Santanchè, Briatore e un defunto Licio Gelli, che avrebbe “lasciato detto di votare Sì”
In chiusura, un riferimento al governo Meloni e al costo del carburante: “Oggi la Meloni ha abbassato il prezzo della benzina… è per il referendum. Martedì lo tagliano”.