Meloni sconfitta sulle quote Ue di emissione: no allo stop, revisione a luglio come già previsto. Ma per Urso è una “svolta storica”
Potrebbe far sorridere, se non si parlasse di questioni cruciali per l’industria europea, la reazione in due tempi del ministro delle Imprese Adolfo Urso. Che all’ora di pranzo di venerdì ha anticipato come Giorgia Meloni avrebbe “portato nelle prossime ore al Consiglio Europeo” la proposta di modificare alle radici il sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione Ets, salvo rendersi poi conto che il Consiglio era finito la notte prima e assicurare che la premier aveva ottenuto “una svolta storica“. La verità è che la linea di Roma, il cui obiettivo iniziale era ottenere addirittura una sospensione del meccanismo che punta a ridurre i gas a effetto serra facendo pagare chi inquina, è uscita sonoramente sconfitta.
“Si va avanti come previsto, con la revisione già in agenda per luglio“, commenta Marta Lovisolo, senior policy advisor sulle politiche europee del think tank Ecco. “E dalla conferenza stampa di Antonio Costa e Ursula von der Leyen è emerso che il sistema non è affatto la causa dei prezzi dell’elettricità troppo alti” come sosteneva il governo italiano “ma anzi resta centrale, secondo la Ue, per contrastarli”. Perché a gonfiare le bollette, come mostrano i dati presentati dalla Commissione ai leader dei Ventisette, è la dipendenza dal gas, che la normativa sull’Ets punta a contrastare rendendo conveniente investire nella decarbonizzazione e produrre in maniera più pulita. La voce costo dell’energia pesa in media per il 56%, contro l’11% di cui è “responsabile” il costo della Co2, il 18% dei costi di rete e il 15% delle imposte.
Il fronte dei contrari al meccanismo, capeggiato dal governo italiano su spinta di Confindustria, è risultato del tutto minoritario dopo che anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito l’Ets “un grande successo” che non va “messo in discussione” e il presidente francese Emmanuel Macron si è limitato ad aprire a una maggiore “flessibilità”. Vista la malaparata, subito prima dell’inizio del Consiglio l’Italia ha rivisto al ribasso le proprie ambizioni e in una lettera ai vertici Ue firmata insieme ad Austria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia ha proposto non più lo stop dell’Ets ma una revisione approfondita da presentare “al più tardi” entro fine maggio e che includa “un’estensione delle quote gratuite Ue oltre il 2034“ e un approccio “graduale all’eliminazione delle quote gratuite a partire dal 2028. Una richiesta molto meno dirompente, formulata per evitare il rischio di ottenere come risposta un secco no su tutta la linea.
In concreto, però, la leader di FdI non ha ottenuto nulla. Nel breve termine, continua Lovisolo, l’unica novità è che già dalla settimana prossima si lavorerà a una proposta di modifica della riserva di stabilità, il meccanismo che adatta l’offerta in caso di eccesso o carenza di permessi a inquinare. “Probabilmente il risultato sarà che la Commissione avrà più flessibilità nel decidere di mettere sul mercato un maggior numero di quote in modo da controllare l’eventuale aumento dei prezzi”. Quanto al rinvio dell’eliminazione delle quote gratuite assegnate ai grandi inquinatori – ufficialmente per evitare il rischio di delocalizzazione della produzione fuori dai confini del Vecchio Continente – “già prima del Consiglio c’era apertura”. Ma von der Leyen in conferenza stampa ha chiarito che lo ritiene auspicabile solo per le industrie ad alta intensità energetica, non per i produttori di energia da fonti fossili. Per il futuro, la presidente della Commissione ha annunciato un “boost” del sistema con l’obiettivo di finanziare progetti per la decarbonizzazione. Come gli Stati membri dovrebbero già fare utilizzando i proventi delle aste ma l’Italia non fa: finora ha impiegato per le politiche climatiche solo 1,5 miliardi a fronte dei 18,2 incassati tra 2012 e 2024.
Posto che la revisione resta in calendario per l’estate, a Meloni giovedì notte non è rimasto che rivendicare di essere riuscita “a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso. Il che ci consente, da lunedì, di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto bollette“. Che, come si ricorderà, prevede che gli inquinatori si vedano rimborsare la spesa per le quote a carico dei consumatori, i quali dovrebbero però beneficiare del calo del prezzo finale dell’energia che ne deriverebbe. Per fare di più, come richiederanno gli aumenti dei prezzi energetici causati dall’escalation in Medio Oriente scatenata da Donald Trump, servirà mettere in campo soldi pubblici. Impresa non facile per un Paese ancora in procedura di infrazione per deficit eccessivo.