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Caso Delmastro, i magistrati “moderati”: “Sulla vicenda silenzio inquietante. È un punto di rottura, non va normalizzata”

Il comunicato delle toghe di UniCost: "Si delegittima la magistratura mentre pezzi delle istituzioni sembrano tollerare comportamenti incompatibili con il ruolo pubblico"
Caso Delmastro, i magistrati “moderati”: “Sulla vicenda silenzio inquietante. È un punto di rottura, non va normalizzata”
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“La vicenda che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia è gravissima. È un punto di rottura istituzionale che non può essere minimizzatoarchiviato con il silenzio”. Dalla magistratura associata arriva la prima reazione alla vicenda che di ora in ora sta mettendo sempre più in difficoltà Andrea Delmastro. E a intervenire non è una delle correnti delle “toghe rosse”, ma la Direzione nazionale di UniCost (Unità per la Costituzione), gruppo che riunisce giudici e pm di orientamento moderato-centrista. “Mentre c’è in gioco un referendum che mette a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, e in cui i toni inquisitori verso i magistrati sono a livelli mai raggiunti prima, apprendiamo che uno degli uomini di punta del governo era in rapporti d’affari con personaggi legati a uno dei clan mafiosi più attivi, anche nell’infiltrazione nelle attività economiche, nel nostro Paese e con proiezioni internazionali”, afferma l’associazione in una nota. “Il punto ancora più inquietante, però, è il silenzio. Nessuna presa di distanza netta, nessuna parola chiarificatrice, nessuna assunzione di responsabilità. Questo vuoto pesa quanto, se non più, dei fatti stessi, perché legittima, normalizza e rende accettabile ciò che dovrebbe essere respinto con fermezza”, denunciano le toghe.

I magistrati di UniCost accostano la vicenda Delmastro ad altri episodi discussi di questa campagna referendaria: “Siamo al paradosso in cui si delegittima quotidianamente la magistratura, inclusa quella antimafia, mentre pezzi delle istituzioni sembrano tollerare comportamenti incompatibili con il ruolo pubblico, o arrivano a considerare la magistratura un “cancro” (il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, ndr) manifestando un cinismo profondo anche nel modo di guardare agli ammalati”, scrivono. Parole del genere sono inaccettabili. Se non si ristabilisce subito un principio elementare, cioè il rispetto delle istituzioni, il rischio non è solo politico, ma democratico. Senza contare il fatto che ai vertici del ministero della Giustizia operi anche chi arriva a presentare il referendum come un’occasione per liberarsi dei giudici “scomodi” (la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, ndr). Una retorica da resa dei conti che dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore la nostra democrazia”.

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A cura di Paolo Frosina
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