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“Votate Sì”: l’appello “imparziale” di Paladini, il nuovo presidente della Scuola della magistratura voluto da Fdi

Fa parte del Comitato Sì riforma come socio “fondatore”. Per lui il sorteggio dei laici del Csm in Parlamento è uguale a quello secco dei togati
“Votate Sì”: l’appello “imparziale” di Paladini, il nuovo presidente della Scuola della magistratura voluto da Fdi
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“Al prossimo referendum voterò Sì e penso che debbano votare Sì tutti coloro che vogliono una magistratura autonoma e indipendente, estranea ai condizionamenti politici e ideologici”. Parole di Mauro Paladini, da ieri al vertice della Scuola superiore della magistratura, contenute in un video tuttora visibile sulla pagina Facebook del Comitato Sì riforma, presieduto dal costituzionalista ed ex vice presidente della Consulta Nicolò Zanon.

Ma andiamo per ordine. Dalle 12 e 40 di mercoledì 18 marzo Mauro Paladini è il nuovo presidente della Scuola della magistratura. Lui stesso, pochi minuti prima, ha presentato la sua candidatura in alternativa a quella dell’ormai ex presidente, e anche dimissionaria dal Comitato direttivo, Silvana Sciarra, a sua volta ex presidente della Consulta con Zanon come vice. Lo stesso Paladini, già mentre annunciava le sue intenzioni ai colleghi, aveva postato su Facebook il video in cui, per tre minuti, invita i cittadini italiani a votare Sì e affronta una delle questioni più controverse della legge costituzionale, e cioè la disparità di sorteggio per i componenti togati e per quelli laici del Csm. I primi estratti a sorte dall’urna tra tutti gli aventi diritto (oltre la sesta valutazione di professionalità), gli altri votabili da una rosa di nomi formata dagli stessi parlamentari. Che ci sia un palese squilibrio è evidente. Ma sentiamo il Paladini, che mentre si prepara a presiedere la Scuola di tutte le toghe italiane, quelle giovani e quelle già in carriera, quelle conservatrici e quelle progressiste, nonché quelle per così dire “indifferenti”, non avverte un disagio nel porsi già come un uomo di parte.

Proprio Paladini, oltre a far parte del Centro studi Rosario Livatino – creatura del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, da sempre di Magistratura indipendente, nonché ex deputato di Alleanza nazionale, già sottosegretario al ministero dell’Interno, sempre con la toga addosso – figura tra i “fondatori” del Comitato Sì riforma. È sufficiente consultare la pagina del Comitato sul web per averne conferma. Ma sentiamo “in voce” lo stesso Paladini. “Sono un professore universitario di diritto privato. Prima di entrare in università sono stato anche magistrato per circa dieci anni e ho svolto le funzioni di giudice civile e penale”. E qui dice subito come voterà: “Al prossimo referendum voterò Sì e penso che debbano votare Sì tutti coloro che vogliono una magistratura autonoma e indipendente, estranea ai condizionamenti politici e ideologici”.

Ovviamente libero il professore di esprimere la sua intenzione di voto, ma può il presidente in pectore di una Scuola per magistrati, a poche ore da una candidatura su cui sono già stati fatti i conti dei votanti (è finita 6 a 4), in un clima in cui ogni giorno la premier Giorgia Meloni e il Guardasigilli Carlo Nordio rimproverano alle toghe di essere iscritte alle correnti, schierarsi ideologicamente da una parte mentre infuria la campagna elettorale? Conviene documentare le parole di Paladini su Facebook. A partire proprio dall’annuncio su come voterà: “Al prossimo referendum voterò Sì e penso che debbano votare Sì tutti coloro che vogliono una magistratura autonoma e indipendente, estranea ai condizionamenti politici e ideologici”.

Poi eccolo pronto a vantare le meraviglie del sorteggio che “spezza quel vincolo che oggi lega i magistrati eletti al Csm con i colleghi che li hanno votati. Fa sì che gli avanzamenti di carriera e la designazione negli incarichi direttivi non avvengano più secondo logiche di appartenenza correntizia, ma esclusivamente sulla base del merito”. Grazie al sorteggio, secondo Paladini, “il componente del Csm non deve rispondere a una sua base elettorale e non è vero quanto affermano i sostenitori del No quando dicono che il sorteggio dei magistrati avverrà su una base amplissima, mentre i laici saranno scelti dalla politica”.

Qui Paladini interpreta la legge costituzionale a suo piacimento. Eccolo definire “assolutamente identico” il sorteggio per togati e laici. Conviene riportare le sue parole: “La riforma introduce un sistema di sorteggio sia per i magistrati sia per i laici assolutamente identico perché in entrambi i casi la legge ordinaria stabilirà i criteri oggettivi basati su titoli di professionalità per essere inseriti nell’elenco dal quale avverrà l’estrazione a sorte”. Non sappiamo ancora quale formula ci sia nei cassetti di Nordio, ma le parole della legge costituzionale sono chiare. L’articolo 3 recita: “Gli altri componenti sono estratti a sorte, per un terzo, da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall’insediamento, compila mediante elezione, e, per due terzi, rispettivamente tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti, nel numero e secondo le procedure previste dalla legge”.

Professori e avvocati non saranno estratti a sorte tra tutti quelli esistenti, ma da “un elenco” che sarà frutto di accordi politici. Quindi la parità tra componenti togati e laici del Csm non ci potrà essere. Ma Paladini la pensa all’opposto. Per lui il metodo del sorteggio “è lo stesso che la Costituzione prevede per la scelta dei cittadini che integrano la Corte costituzionale nei giudizi di accusa contro il presidente della Repubblica, per la scelta dei magistrati che compongono il tribunale che giudica il presidente del Consiglio e i ministri per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni”. Dunque, a suo dire, si tratta di “un sistema che la Costituzione ha scelto per l’esercizio di funzioni di altissima responsabilità e che finalmente viene esteso anche alla composizione del Csm”. Non si sofferma, il professore, sull’evidente disparità di selezione tra togati e laici, sorteggio secco per i primi, da una lista preconfezionata politicamente per i secondi. E arriviamo pure all’appello finale: “Chi vuole un’autogoverno della magistratura libero dai condizionamenti ideologici e dalle correnti deve votare sì al referendum del 22 e del 23 marzo”. Ha parlato così, prima di essere eletto, il nuovo presidente della Scuola superiore della magistratura.

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A cura di Paolo Frosina
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