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“Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Putin”, dopo il post l’ex sostenitore Ilya Remeslo finisce in un ospedale psichiatrico

Parole ancora più dure sono arrivate nel passaggio in cui ha messo in discussione la legittimità dello stesso presidente, chiedendone le dimissioni e un processo come “criminale di guerra e ladro”
“Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Putin”, dopo il post l’ex sostenitore Ilya Remeslo finisce in un ospedale psichiatrico
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Un post improvviso, durissimo, contro il potere che fino a pochi giorni prima sosteneva. Poi il ricovero in una struttura psichiatrica. È la parabola di Ilya Remeslo, figura fino a poco tempo faconsiderata vicina al Cremlino, ora al centro di un caso che sta facendo discutere dentro e fuori la Russia. Martedì sera Remeslo ha pubblicato sul suo canale Telegram, seguito da circa 90mila persone, un lungo messaggio intitolato “Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Vladimir Putin”. Un cambio di posizione netto, in cui ha definito quella in Ucraina una “guerra fallimentare”, accusando il presidente russo di aver causato enormi perdite umane e gravi danni all’economia del Paese.

Parole ancora più dure sono arrivate nel passaggio in cui ha messo in discussione la legittimità dello stesso presidente, chiedendone le dimissioni e un processo come “criminale di guerra e ladro”. Un attacco frontale che ha sorpreso tanto i sostenitori della linea governativa quanto gli ambienti dell’opposizione. Poche ore dopo la pubblicazione del post, secondo quanto riferito da media russi e internazionali, Remeslo è stato ricoverato nell’Ospedale psichiatrico n. 3 di San Pietroburgo, come riportato anche dal quotidiano locale Fontanka. Una decisione che richiama alla memoria pratiche già utilizzate in epoca sovietica, quando il ricovero psichiatrico veniva talvolta impiegato nei confronti dei dissidenti.

Avvocato di 42 anni ed ex membro di un organismo consultivo vicino al Cremlino, Remeslo aveva costruito la sua notorietà proprio attaccando i critici del governo russo. In passato si era espresso duramente contro Alexei Navalny, il principale oppositore di Putin, morto nel febbraio 2024 in una colonia penale nell’Artico. E per la sua morte la famiglia e cinque stati accusano direttamente l’inquilino del Cremlino.

Resta ora da chiarire cosa sia accaduto nelle ore successive al post e quali siano le condizioni del blogger. Il caso riaccende i riflettori sul clima politico russo e sullo spazio, sempre più ristretto, per il dissenso.

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