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Guerra all’Iran, Gabbard smentisce Trump: “Teheran non stava cercando di arricchire l’uranio”

La direttrice dell’Intelligence nazionale ha parlato in audizione al Senato: "Il regime è indebolito, ma intatto" e potrebbe sviluppare un missile balistico intercontinentale entro il 2035
Guerra all’Iran, Gabbard smentisce Trump: “Teheran non stava cercando di arricchire l’uranio”
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L’Iran è stato colpito, ma non è crollato. E soprattutto, secondo i servizi di sicurezza degli Stati Uniti, non ha ripreso il programma nucleare dopo gli attacchi del giugno 2025. È una linea che segna una frattura politica rilevante a Washington quella emersa durante l’audizione al Senato della direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, mettendo in discussione la narrativa usata dalla Casa Bianca e da Donald Trump per giustificare l’operazione “Epic Fury” in corso contro l’Iran in coordinamento con Israele.

Davanti ai senatori, Gabbard ha delineato un quadro netto: “L’Iran dovrà ricostruire l’esercito se sopravvive alla guerra”. Una frase che sintetizza la valutazione dell’apparato di intelligence statunitense: la Repubblica islamica è stata duramente colpita, ma le sue strutture politiche restano in piedi. “Il governo di Teheran è intatto”, ha precisato, pur essendo “ampiamente indebolito a causa degli attacchi alla sua leadership e alle sue capacità militari”. Affermazioni che correggono, se non addirittura contraddicono, la lettura che il presidente degli Stati Uniti ha dato dell’andamento della guerra. Durante un evento in Kentucky l’11 marzo Trump ha dichiarato: “Abbiamo vinto la guerra contro l’Iran in un’ora”. In comunicazioni ufficiali tra il 16 e il 17 marzo, invece, il tycoon ha affermato che il regime di Teheran è stato “distrutto“.

Il punto più delicato dell’audizione riguarda però il dossier nucleare. Gabbard ha affermato che, dopo l’operazione “Midnight Hammer” del giugno 2025, “il programma di arricchimento nucleare iraniano è stato annientato” e, soprattutto, che “da allora non ci sono stati tentativi di ricostruire i loro impianti”. Una valutazione che contraddice apertamente la giustificazione utilizzata da Trump per lanciare l’operazione “Epic Fury”.

Il capo della Casa Bianca aveva infatti motivato l’escalation sostenendo che Teheran stesse rapidamente ripristinando le proprie capacità strategiche. Mercoledì 4 marzo, durante la firma del ” Patto per la tutela dei contribuenti ” alla Casa Bianca, Trump aveva dichiarato che l’Iran era a due settimane dal dotarsi di armi nucleari. “Se non avessimo colpito entro due settimane, avrebbero avuto un’arma nucleare“, ha detto Trump durante l’incontro. “Quando i pazzi hanno armi nucleari, succedono cose brutte”, aveva aggiunto, presentando l’intervento come necessario a impedire una ripresa immediata delle capacità militari iraniane. Parole che ora, alla luce delle valutazioni dell’intelligence, appaiono quanto meno controverse.

Gabbard, tuttavia, non ha letto in aula il passaggio del suo intervento in cui si afferma che l’Iran non ha tentato di ricostruire i programmi per l’arricchimento dell’uranio. E quando il senatore democratico, Mark Warner, a cui era stato consegnato il testo integrale, lo ha fatto notare, chiedendole se abbia “omesso il paragrafo perché il presidente due settimane fa ha detto che dall’Iran veniva una minaccia imminente”, la direttrice della National Intelligence ha risposto: “No, ho solo visto che mi ero dilungata e quindi ho saltato dei passaggi“. Poi ha cercato di aggiustare il tiro rispetto a quanto scritto nella relazione: “Prima dell’operazione Epic Fury, l’Iran stava cercando di riprendersi dagli attacchi di giugno e continuava a rifiutarsi di rispettare gli obblighi dell’Aiea”, ha dichiarato.

Gabbard ha comunque sottolineato che la minaccia iraniana non è scomparsa. Secondo le valutazioni citate durante l’audizione, Teheran potrebbe sviluppare un missile balistico intercontinentale entro il 2035. Si tratta di una stima già presente in precedenti rapporti della Defense Intelligence Agency, ma che dovrà essere aggiornata alla luce dei danni inflitti dalle operazioni militari statunitensi e israeliane.

Allineato con la visione del presidente è invece il direttore della Cia John Ratcliffe, che ha contestato le dichiarazioni sull’Iran di Joe Kent, l’ex capo del Centro nazionale antiterrorismo dimessosi martedì. “Ritengo che l’Iran costituisca una minaccia costante per gli Stati Uniti da tempo e che, in questo momento, rappresenti una minaccia imminente“, ha detto Ratcliffe in audizione al Senato.

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