Chat di Stato per le informazioni sensibili: il progetto targato Fratelli d’Italia
Le informazioni sensibili blindate in una chat di Stato, progettata in tandem dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato (Ipzs). Due istituti, per effetto dello spoils system, interamente nelle mani del centrodestra, in particolare di Fratelli d’Italia. Nella Zecca, 3 componenti su 5 del consiglio d’amministrazione arrivano dalla Puglia, territorio d’origine di Alfredo Mantovano (due di loro sono ex candidati FdI); il quarto consigliere è l’ex senatore leghista Stefano Corti. L’autorità Cyber invece è presieduta da Bruno Frattasi, l’ex prefetto con la maglietta di Fratelli d’Italia alla convention di partito pescarese, nell’aprile 2024. L’idea di una chat protetta per la pubblica amministrazione nasce a Palazzo Chigi dopo le cronache sugli accessi abusivi ai sistemi informatici dello Stato, come il caso Striano ed Equalize. L’impulso dunque giungerebbe da Alfredo Mantovano, il sottosegretario a Chigi con la delega alla cybersecurity e all’intelligence. Ma il tema riguarda anche anche il dipartimento per l’Innovazione della presidenza del Consiglio dei ministri, guidato dall’altro Fdi Alessio Butti.
La via francese
Nominare uomini fidati nei posti chiave è prassi consolidata per governi di ogni colore, ma è davvero la scelta opportuna per un’infrastruttura così strategica? In Francia la chat di Stato è affidata al Dinum, un organo interministeriale guidato da Stéphanie Schaer. “È una dirigente di grande spessore e competenza, formata dalle loro grandi scuole superiori nazionali – dice a ilfattoquotidiano.it Michele Colajanni, tra i massimi esperti di sicurezza informatica – La loro cultura della separazione è antica e netta: Stato-Chiesa, amministrazione-politica”. L’Italia? “È un Paese diverso”, conclude il docente dell’università di Bologna. Tradotto: Parigi premia la figura del civil servant, il funzionario pubblico imparziale.
La Zecca indicherà il vincitore dell’appalto, ma il bando lo scriverà con Acn
La chat proteggerà le informazioni dello Stato dai criminali informatici e dallo sguardo delle autorità americane. In virtù del Cloud act, l’amministrazione Usa può accedere ai dati sui server dei colossi americani come Whatsapp, Signal, Messenger, Instagram. Malgrado le ragioni di sicurezza nazionale, oggi esisterebbe solo uno studio di fattibilità firmato dalla Zecca di Stato, commissionato il 5 aprile 2025 dall’agenzia guidata da Frattasi. Il documento doveva essere consegnato all’Acn entro giugno 2025, secondo la convenzione. La distinzione dei ruoli, tra Agenzia e Poligrafico, non è netta. Fino al 19 febbraio sul sito della Zecca era scritto: “Siamo stati incaricati di progettare una piattaforma di messaggistica sicura per la PA, pensata per garantire riservatezza, affidabilità e sovranità digitale nelle comunicazioni e nello scambio di file”. Contattata da ilfattoquotidiano.it, Ipzs ha smentito incarichi di progettazione e cambiato subito lo stralcio online. Ora si legge: “Collaboriamo con ACN allo studio di una piattaforma di messaggistica sicura”. Poligrafico e Agenzia Cyber stanno scrivendo insieme il capitolato di gara. Secondo fonti qualificate dovrebbe essere la Zecca a bandire la gara e indicare il vincitore, non l’agenzia per la cybersecurity, ma senza l’ufficialità non è detta l’ultima parola.
Chi sono i manager della Zecca
Sono note le tensioni del passato tra Bruno Frattasi e palazzo Chigi, alimentate dagli scandali cyber dell’ultimo biennio. L’Acn sottovalutò il caso dei numeri di telefono delle alte cariche politiche rintracciabili online. Ma con la Zecca è diverso, rispetto all’Acn. Il presidente Paolo Perrone è l’ex sindaco di Lecce con Forza Italia, dal 2007 al 2017. Nel 2018 si è candidato con Fratelli d’Italia, ha perso nelle urne ed è tornato a dirigere la sua azienda di servizi informatici: la Links Management & Technology. Fdi voleva ricandidarlo anche nel 2022, lui ha preferito di no. “Questa attenzione nei miei confronti non l’ho dimenticata”, ha dichiarato in un’intervista al Quotidiano di Puglia il 19 maggio 2023 . “Io mi sono messo a disposizione di questo governo”, ha proseguito l’ex candidato. Che non dimentica i suoi sponsor: “Se sono all’Istituto Poligrafico, è grazie a un lavoro di squadra salentino, e dunque all’appoggio di Raffaele Fitto e di Alfredo Mantovano: hanno certificato loro la mia candidatura”. E Meloni? “Rapporto ottimo. Non abbiamo più la consuetudine di prima, ma ogni qualvolta le scrivo mi risponde sempre”.
Chi sono gli altri consiglieri d’amministrazione della Zecca? Stella Mele e Michele Sciscioli arrivano dalla Puglia, come il presidente Perrone. La prima è un’avvocata di Trani nel consiglio nazionale di Fratelli d’Italia, consigliera comunale a Barletta, candidata non eletta da FdI nel 2018. Il secondo è nato a Gallipoli e insegna presso l’Università del Salento: è stato nominato a capo del dipartimento Politiche giovanili di Chigi direttamente da Alfredo Mantovano, nel novembre 2022. Ma da giugno 2025 ha traslocato alla Zecca per sostituire Francesco Soro. Curiosità: Soro – prima di insediarsi al Mef di Giorgetti – dal 2023 al 2024 si era raddoppiato lo stipendio da 108 a 218 mila euro l’anno. Cifra notevole, perché Perrone ne intasca 31mila e gli altri consiglieri della Zecca 16mila. Sul sito della società, l’unico compenso ignoto è quello di Sciscioli, l’amministratore delegato. Nel consiglio d’amministrazione, insieme al terzetto pugliese, c’è il leghista Stefano Corti. La quinta componente è Flavia Scarpellini, l’unica senza incarichi di partito nel curriculum, oltre a Sciscioli. Di lui Sergio Rizzo aveva scritto nel 2021 su Repubblica, raccontandolo come “fedelissimo di Giorgetti, dal curriculum fantasma”. Poi, grazie a Mantovano, è passato al dipartimento Politiche giovanili della presidenza del Consiglio dei ministri. Ora siede nel cda della Zecca, partecipata al cento per cento dal Ministero dell’Economia e Finanza.
A cosa serve la chat di Stato
La chat di Stato dovrebbe ospitare le comunicazioni del governo e della Pubblica amministrazione, ma il perimetro è da definire. Informazioni sensibili viaggeranno lungo l’infrastruttura. Come quelle sul libico Almasri, condivise a gennaio 2025 da Giusi Bartolozzi (capo di Gabinetto al ministero della Giustizia) in una chat della piattaforma Signal, con sede in California: “Questioni delicate che attengono alla sicurezza nazionale non potevano essere scambiate su una casella mail letta da mezzo ministero”, avrebbe confidato la zarina ai suoi collaboratori, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Quei messaggi su Signal, con buona probabilità, sono stati cancellati. Ma nella chat di Stato, teoricamente, ogni parola potrà essere registrata in un archivio protetto con chiavi crittografiche, per stanare e sanzionare chi spiffera segreti destinati a canali più sicuri. L’infrastruttura dunque potrebbe nutrire un database rilevante per la sicurezza della Repubblica. In tal caso, come insegna il caso Striano, scongiurare gli accessi illegali sarà cruciale.