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“Sistematiche condotte prevaricanti”, risarcimento e reintegro per cassiera licenziata e umiliata dal capo

Il Tribunale di Rimini annulla il licenziamento e riconosce 61mila euro di risarcimento: ambiente di lavoro “opprimente, stressante e avvilente”
“Sistematiche condotte prevaricanti”, risarcimento e reintegro per cassiera licenziata e umiliata dal capo
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Assunta a tempo indeterminato nel 2023 come cassiera in un supermercato di Rimini, nel giro di pochi mesi la sua esperienza lavorativa si è trasformata in un incubo fatto di insulti, umiliazioni pubbliche e pressioni continue. Una vicenda che sembrava destinata a concludersi con un licenziamento ingiusto, ma che si è ribaltata in tribunale con una sentenza a favore della lavoratrice.

Come riporta Corriere della Sera, il Tribunale di Rimini ha annullato il licenziamento della donna, una 40enne, ordinandone il reintegro immediato e condannando l’azienda a un risarcimento complessivo di circa 61mila euro: 21mila euro come indennità pari a dodici mensilità e 40mila euro per i danni subiti, oltre a interessi e spese legali.

Al centro della vicenda, un clima lavorativo definito dai giudici come vessatorio e degradante. Secondo quanto emerso in aula, la dipendente sarebbe stata presa di mira da un responsabile senza apparente motivo. Gli insulti erano quotidiani e diretti: “Non vali niente, non capisci nulla, non ti vergogni di essere un’incapace totale?”. Frasi ripetute nel tempo, spesso davanti a clienti e colleghi, che hanno contribuito a minare profondamente la sua stabilità emotiva.

Il giudice Lucio Ardigò, della sezione lavoro, ha ricostruito la vicenda ascoltando numerosi testimoni e disponendo una perizia medico-legale. Il verdetto parla esplicitamente di “sistematiche condotte prevaricanti”, responsabili di aver creato un ambiente “opprimente, stressante e avvilente”.

Le conseguenze sulla salute della lavoratrice sono state rilevanti: la perizia ha accertato un disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso legato allo stress lavoro-correlato. Un quadro clinico che ha confermato la gravità delle condizioni subite nel contesto professionale. Il licenziamento, formalmente motivato da presunte irregolarità nella gestione dei buoni sconto, è stato giudicato infondato. Secondo il tribunale, si trattava dell’ultimo atto di una condotta persecutoria protratta nel tempo, priva di basi reali.

Foto di archivio

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