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Tutti i miei No alla separazione delle carriere

Certi reati già oggi, di fatto, vengono perseguiti ed altri no. L’ho verificato con il movimento No TAV che difendevo
Tutti i miei No alla separazione delle carriere
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Al referendum di domenica e lunedì prossimi, voto No ma non già per affiancarmi a questa inguardabile sinistra atlantista e neoliberista e dare un assist alla stessa. Voto No ma non perché credo che il pubblico ministero attuale sia indipendente dall’esecutivo: i pm sono uomini e come tali hanno determinate convinzioni politiche e bene o male le trasferiscono nel loro lavoro, ad esempio decidendo di perseguire certi reati e certi no.

E comunque certi reati già oggi, di fatto, vengono perseguiti ed altri no. L’ho verificato con il movimento No TAV che difendevo: solo gli antagonisti erano brutti e cattivi anche se a pestare erano le forze dell’ordine. Così come ricordo bene tanti anni fa quando Vladimiro Zagrebelsky, allora a capo della Pretura di Torino, emanò una circolare con cui si stilava la priorità nei reati da perseguire e se il reo rientrava in quelli al fondo dell’elenco era pressoché certo di farla franca.

Voto No ma non perché credo che oggi ci sia una reale giustizia. Già oggi le carceri sono piene di poveracci e vuote di ricchi o benestanti, che possono permettersi fior di avvocati capaci di portare i processi avanti fino alla prescrizione. Di fatto esiste oggi una giustizia di classe.

Voto No semplicemente perché credo che in futuro ci sarebbe ancor meno giustizia di oggi. Voto No perché credo che aumenterebbe ancor di più la forbice tra ciò che è legale e ciò che è gusto, ovviamente secondo la mia personale valutazione. Voto no perché la separazione la volevano gente come Berlusconi e Gelli. Voto No per fare qualcosa contro un governo che reprime il dissenso, che vara norme populiste, che salvaguarda i colletti bianchi. Voto No perché voglio essere un po’ infantile e se la riforma la vuole questo governo di fantocci è sbagliata. Voto No perché voglio essere doppiamente infantile e se la separazione delle carriere c’è in Israele e negli Stati Uniti vuol dire che è sbagliata.

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A cura di Paolo Frosina
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