Folli, ricchissimi e maschilisti: ‘Dentro la Manosfera’ è un capolavoro di ironia (e di marketing)
Non sono un emissario di Netflix né un esperto di produzioni documentaristiche. Ma la carriera nel marketing digitale, e forse in generale l’interesse a rimanere aggiornato sullo zeitgeist, lo spirito del tempo, mi spinge a scrivere questo post per invogliare quante più anime possibile a investire 89 minuti della loro vita nella visione di un nuovo prodotto video. Si chiama Dentro la Manosfera ed è uscito l’11 marzo, a cura del giornalistico britannico Louis Theroux.
Nel Regno Unito e negli Stati Uniti il dibattito è già esploso, in Italia tarda ad arrivare. Credo dipenda dal minore coinvolgimento della popolazione italica rispetto al prodotto stesso. Ambientato tra Spagna e Usa, vede come protagonisti negativi personalità del web di origine americana e inglese. L’altra spiegazione potrebbe essere dettata dalla nostra lentezza. In Italia tendiamo a emulare i nostri salvatori a stelle e strisce ma quasi sempre con un discreto ritardo. Vale nel business, nella tecnologia e in questo caso anche nelle tendenze culturali.
Il documentario è un capolavoro di ironia perché il giornalista britannico esercita su queste personalità del web un’operazione di umiliante dissociazione che in buona parte neanche colgono. Esponenti del maschilismo online come Sneako, Myron e HS TikktTokky vengono intervistati da Theroux nei loro territori di riferimento – tra case, palestre e studi di podcasting – ma finiscono per uscirne come padroni schiaffeggiati, almeno moralmente.
L’aspetto a mio avviso più interessante non è neanche il coefficiente di follia delle loro teorie. Dopotutto chi ha seguito da vicino l’evoluzione di questo fenomeno online non ascolta nulla di nuovo. Sa bene che già durante la pandemia i fratelli Andrew e Tristan Tate hanno preso il sopravvento sul dibattito uomo-donna esponendo le loro idee in modo bislacco.
I fratelli Tate professano questa narrazione trita e ritrita del Matrix, il mondo oscuro in cui gli uomini, vere vittime della società moderna, sarebbero finiti. Un mondo che costringerebbe gli uomini a fare lavori da dipendente (che sciagura) ed essere succubi delle loro donne, la cui percezione di sé è stata ingiustamente gonfiata, pensano loro, dalle teorie neo-femministe. Sneako, Myron e HS TikktTokky non fanno altro che scimmiottare gli insegnamenti dei loro maestri originari, appunto Andrew e Tristan Tate.
L’aspetto più interessante è lo schema piramidale che questi esponenti del maschilismo online hanno creato. Il documentario di Netflix mostra infatti un pattern commerciale. I rappresentanti della manosfera producono contenuti anti-donna e pro-uomo per attirare l’appetito finanziario di giovani, giovanissimi, facili da influenzare e target perfetto per questa comunicazione polarizzante. Ergere le donne a nemico, o comunque a partner inferiore che dovrebbe limitarsi a pulire ed eseguire i comandi dell’uomo, stimola la parte più oscura dei giovani single e senza successo, che vedono nei loro guru online la fonte del riscatto.
Il piccolo problema è che i giovani non si rendono di entrare a far parte di uno schema piramidale in cui loro pagano e pochi in cima si arricchiscono. Nel documentario viene evidenziato lo stile di vita degli esponenti del maschilismo online – Lamborghini, ville da sogno, etc – mentre i loro adepti fanno la fame, sognando un giorno di poter raggiungere anche loro il successo che tanto loro viene fatto annusare, ma che mai raggiungono. Corsi online di crypto e gruppi Telegram legati a consigli finanziari vengono venduti ai giovani come la terra promessa. L’odio online diventa così una moneta facile da raccogliere ma difficile da monetizzare, almeno per le vittime di questi ingannevoli funnel di marketing.
Per 89 lunghi ma gustosi minuti il giornalista inglese Louis Theroux mostra tutte le contraddizioni di un sistema in cui pochi fanno tanto rumore, in cui le donne vengono trattate dall’alto verso il basso sebbene la fotografia implacabile sia quella finale di un equilibrio tra i generi completamente sbilanciato, in cui le mamme si vergognano dei loro figli e le partner tanto bistrattate alla fine lasciano i loro presunti re. Questo documentario non è adatto alle donne che odiano gli uomini né agli uomini che vogliono fare la guerra alle donne: è adatto per tutte le persone che hanno un cervello, uno spirito critico allenato, a prescindere dal loro genere – e potrebbero ricevere un piacere parzialmente sadico nel vedere la stupidità umana messa fortemente in difficoltà da se stessa.
Gli esponenti del maschilismo online hanno capito come attirare l’attenzione di adolescenti e persone in difficoltà per poi monetizzarla con inutili corsi di formazione e suggerimenti finanziari che non portano mai i risultati promessi. L’obiettivo infimo è quello di instillare nei giovani, confusi da un mondo che obiettivamente sempre impoverirli sempre di più, l’ansia di non essere fortemente abbienti perché solo il denaro potrà liberarli. Guarda caso tali esponenti presentano la formula magica, la ricetta miracolosa per arricchire tutti quanti, mentre l’unico benessere che cresce costantemente è il loro.
Resta dunque valida la legge suprema della vita, e soprattutto del web. Se una cosa è troppo bella per essere vera, è semplicemente perché non lo è. Un peccato che a pagare il prezzo di questa muscolosa ma intellettualmente povera operazione di marketing siano le donne. Il mondo presenta già un numero sufficiente di spaccature e divisioni. Non abbiamo bisogno di dividere uomini e donne oltre semplicemente per popolare un inutile gruppo su Telegram in cui persone senza alcuna competenza finanziaria forniscono finte prospettive di arricchimento. Il paradosso della manosfera è tutto qui. Chi prometteva di distruggere il sistema ha semplicemente imparato a sfruttarlo meglio degli altri. Chi gridava alla corruzione, ora, si è sporcato più di tutti.