Il mondo FQ

Il primo diritto del consumatore? Non consumare. Consigli per (i non) acquisti | La trave nel piatto, la rubrica di SlowFood

Oggi è la giornata mondiale dei diritti dei consumatori: bignamino contro l'acquisto compulsivo e superfluo
Il primo diritto del consumatore? Non consumare. Consigli per (i non) acquisti | La trave nel piatto, la rubrica di SlowFood
Icona dei commenti Commenti

Il 15 marzo è la giornata mondiale dei diritti dei consumatori, istituita nel 1983, su ispirazione del presidente John F. Kennedy che al Congresso degli Stati Uniti il 15 marzo del 1962, affrontò, per la prima volta, l’argomento. La trave nel piatto è che il primo diritto che i consumatori hanno, è quello di non consumare. Sottrarsi alla condizione di consumatore: figura inserita a pieno titolo nel velocissimo ciclo produzione/consumo/scarto, necessaria a una produzione eccedentaria che implica lo spreco. Figura che viene definita consumatore suo malgrado, anche se non acquista nulla: solo perché potrebbe farlo.

E se mettessimo in discussione questa condizione passiva e imposta? Se diventassimo parte attiva? Se invece che consumare, creassimo? Ci serve compiere delle rotture. Al contrario degli industriali, che in una logica competitiva di mercato, salvaguardano comunque i loro interessi facendo fronte comune per indirizzare le scelte dei consumatori, questi ultimi raramente si percepiscono nella dimensione collettiva. Il falso mito che la domanda determini l’offerta è smentito dai fatti: siamo inconsapevoli protagonisti della famosa frase di Henry Ford: “I miei clienti possono scegliere il colore dell’automobile che desiderano, purché sia nero”. Infatti la nostra società consumistica ha imposto un modello che ha bisogno della monocoltura e della monocultura: serve che ci assomigliamo tutti, che abbiamo gusti simili da un capo all’altro del mondo per massimizzare le economie di scala. L’acquisto compulsivo lenisce per pochi minuti il disagio che proviamo, per poi, come in ogni dipendenza, farci ripiombare nel malessere.

Eppure, ci sono percorsi concreti e alternativi che si possono sperimentare con una certa facilità: unirsi a un gruppo di acquisto, dove si stabilisce una relazione nuova e diretta con i contadini; cercare e sostenere le botteghe di quartiere, che animano i paesi e le città contrastando quei deserti alimentari già così diffusi in America; acquistare prodotti alimentari presso i mercati contadini, luoghi di incontro tra società civile e produttori. Allora, il primo diritto dei consumatori è di non esserlo, smettere di consumare per iniziare a produrre scelte consapevoli, pensieri nuovi e pomodori sul balcone! Diventare soggetti attivi significa partecipare: non in quanto anello estraneo e inconsapevole di un processo, ma come parte influente di un altro modo di stare al mondo.

*l’autrice è presidente di SlowFood Italia

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione