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Annalisa Imparato, la pm volto del Sì che la destra voleva “stipendiare”: l’incarico da 2.300 euro al mese bloccato dal Csm

La magistrata in questi giorni fa il giro dei talk show accusando i suoi colleghi di votare No al referendum per spirito di casta. Ma non è esattamente una testimonial disinteressata
Annalisa Imparato, la pm volto del Sì che la destra voleva “stipendiare”: l’incarico da 2.300 euro al mese bloccato dal Csm
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È diventata uno dei volti più in vista del fronte del Sì al referendum, oggetto di ritratti trionfali sui giornali di destra: “Quella magistrata del Sì che manda in tilt il No. La Imparato ora decolla”. Annalisa Imparato, 41enne sostituta procuratrice a Santa Maria Capua Vetere, in questi giorni fa il giro dei talk show accusando i suoi colleghi di opporsi alla riforma Nordio per puro spirito di casta: “Il caso Palamara ci ha svelato un sistema che con il sorteggio verrebbe meno. Per questo i sostenitori del No non lo vogliono”, ha arringato mercoledì a Porta a porta, in un intervento rilanciato con enfasi sui social di Forza Italia e del comitato di governo “Sì Riforma”. Eppure la pm non è esattamente una testimonial disinteressata: negli ultimi anni ha collezionato vari incarichi professionali da parte del governo e dalla maggioranza di centrodestra, con cui ha un rapporto consolidato (giovedì scorso era tra gli ospiti dell’evento nazionale per il Sì organizzato da Fratelli d’Italia a Milano, chiuso da Giorgia Meloni). Come risulta dal suo profilo sul social network LinkedIn, dal 2024 Imparato è consulente del ministero della Difesa con il ruolo di “docente formatore” del personale militare “nelle materie inerenti il diritto internazionale umanitario”, mentre per un anno, fino al settembre 2025, è stata consulente anche della Commissione parlamentare di inchiesta sulle ecomafie, presieduta dal deputato leghista Jacopo Morrone.

La consulenza più prestigiosa e meglio retribuita, però, la magistrata avrebbe dovuto svolgerla presso il Comitato per la legislazione del Senato, l’organismo che esprime pareri sulla qualità dei testi normativi. A nominarla, lo scorso giugno, era stata un’altra leghista, la senatrice Daisy Pirovano, appena diventata presidente del Comitato (carica che spetta a turno a tutti i componenti). Ad agosto Imparato, come previsto dalla legge, chiede al Consiglio superiore della magistratura l’autorizzazione a svolgere l’incarico. Ma a saltare subito all’occhio dei consiglieri è il compenso mai visto prima: 2.336,55 euro al mese (in aggiunta allo stipendio da magistrato) per svolgere 160 ore in un anno, cioè circa 175 euro all’ora. Ritenendo la somma esagerata, la commissione competente – la Prima – propone di non autorizzare l’incarico. Il 5 novembre la pratica viene inserita d’urgenza all’ordine del giorno del Consiglio, in quanto tre giorni dopo sarebbe maturato il silenzio-assenso per mancata risposta nei termini previsti. Ma il consigliere laico Felice Giuffré, in quota Fratelli d’Italia, chiede di rinviare l’esame, “non ritenendo rispettoso” – si legge nel verbale – trattare con questa modalità una pratica relativa a una richiesta del Senato.

Così il silenzio-assenso scatta l’8 novembre, consentendo a Imparato di iniziare a svolgere l’incarico e di percepire l’emolumento. Ma dura poco: il 17 dicembre, dopo una nuova istruttoria in Commissione, il Csm annulla l’autorizzazione in autotutela, ritenendo che “la corresponsione di un compenso in misura fissa e apparentemente forfettaria erogato mensilmente” sia “idonea a pregiudicare, o comunque a mettere a rischio, anche solo sotto il profilo dell’immagine, i valori dell’indipendenza e dell’imparzialità del magistrato, oltre che il prestigio dell’ordine giudiziario“. Insomma, per un magistrato non è accettabile essere stipendiato da un organismo politico. Raggiunta dal Fatto, Imparato afferma di non aver mai esercitato l’incarico né ricevuto il compenso, nemmeno nel periodo (circa un mese e mezzo) in cui era stata autorizzata per silenzio-assenso: “Ho ricevuto il preavviso di rigetto il 25 novembre, non ho avuto l’opportunità di fare nulla. E il compenso non si può ricevere se l’attività non viene esercitata”, spiega. Ma non contesta le motivazioni con cui è arrivato il diniego: “Finché si tratta di una decisione terza e indipendente, io la rispetto, tanto che non ho presentato osservazioni. Se avessi ritenuto che le motivazioni fossero errate o non congrue, mi sarei difesa”.

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A cura di Paolo Frosina
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