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Parigi chiama Eliseo: la capitale francese al voto per il primo turno delle Municipali. Un test per le Politiche 2027

Cittadini chiamati alle urne anche a Nizza, Marsiglia e Tolone, ma gli occhi sono puntati sulla città principale, dove Emmanuel Grégoire, per anni primo vice di Anne Hidalgo, se la deve vedere con l'ex ministra Rachida Dati, finita di recente sotto inchiesta
Parigi chiama Eliseo: la capitale francese al voto per il primo turno delle Municipali. Un test per le Politiche 2027
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Domenica si vota in Francia per il primo turno delle municipali. Il voto riguarda circa 35 mila Comuni e il ballottaggio è previsto il 22 marzo. Uno scrutinio dunque formalmente locale ma che, a poco più di un anno dalle presidenziali, viene percepito dai partiti e da molto osservatori come il primo vero test politico in vista del 2027. Una sorta di pre-campagna per l’Eliseo e una novità per la Francia, poiché, come ha fatto notare di recente Pascal Perrineau, docente universitario e specialista del Centro di studi politici Cevipof, negli ultimi trent’anni “si è scavato un baratro tra la Francia nazionale e la Francia locale”. Ma nel frattempo, il panorama politico francese è cambiato e la sua frammentazione, con l’avvento del macronismo e l’ascesa degli estremi, sta di fatto segnando il sorpasso del classico confronto tra destra gollista e sinistra socialista. E le vicine comunali ne sono un esempio.

Con l’Eliseo in prospettiva, alle urne si gioca domenica, da un lato, la “battaglia per l’egemonia a sinistra” tra partito socialista e France Insoumise: “Il vincitore spera di incarnare il voto utile contro l’estrema destra nel 2027”, scrive Le Monde. Dall’altro, il voto dirà quanto il Rassemblement national di estrema destra, che oggi governa una quindicina di comuni, ma solo una grande città, Perpignan, riuscirà a radicarsi a livello locale per trarne poi consenso nazionale: i sondaggi danno già praticamente certo l’accesso del Rn al ballottaggio per l’Eliseo. Le città che bisognerà seguire sono Nizza, Marsiglia, Tolone.

A Parigi è annunciata la sfida tra Rachida Dati, l’ex ministra della Cultura, candidata dei Républicains e figura consolidata nell’ovest parigino, e il socialista Emmanuel Grégoire, candidato della sinistra unita, a eccezione di La France Insoumise. L’ultimo sondaggio Elabe dà in testa Grégoire con il 32% dei voti al primo turno, contro Dati al 26,5%. L’elemento politico nuovo è però la frammentazione del voto parigino. Il sondaggio accredita infatti altri tre candidati sopra il 10%, soglia necessaria per accedere al secondo turno: 13,5% a Sarah Knafo, candidata di Reconquête!, il partito dell’ultra destra di Eric Zemmour, 12% a Pierre-Yves Bournazel, candidato di Horizon, il partito di centro-destra di Edouard Philippe, 10,5% a Sophia Chikirou, candidata della France Insoumise. Cinque forze politiche potrebbero quindi essere potenzialmente presenti al secondo turno in diversi arrondissement. E se nessun blocco ottiene da solo la maggioranza sufficiente nel Consiglio di Parigi, dopo il 22 marzo potrebbe aprirsi una ulteriore fase di negoziazioni e alleanze.

Nella capitale il voto chiude l’”era Anne Hidalgo” lunga dodici anni. Durante i suoi due mandati la città è stata trasformata: sono stati moltiplicati gli spazi pedonali e le piste ciclabili, sono comparsi corridoi verdi mentre lo spazio per l’auto si è ridotto. Il prezzo politico di questa trasformazione è stato alto. I sondaggi mostrano una città divisa sulla sua eredità: da una parte i tanti parigini che hanno aderito ai nuovi usi urbani, dall’altra una parte consistente che giudica eccessivo il ritmo del cambiamento, e critica i tanti cantieri avviati e non sempre finiti o mal realizzati. Per molti la città è più brutta e più sporca. A questo si aggiunge il dato più pesante: al termine del ciclo Hidalgo il debito municipale non è mai stato così elevato. Dai 4,18 miliardi di euro registrati a fine 2014, il passivo dovrebbe salire a 9,7 miliardi nel 2026, con un aumento del 133% in dodici anni.

Rachida Dati ha quindi costruito la sua campagna intorno ai temi che interessano i parigini più insoddisfatti: pulizia urbana, sicurezza, mobilità, migliore gestione del bilancio. L’ex ministra della Giustizia degli anni bling bling di Nicolas Sarkozy, si è persino messa in scena in divisa da netturbino sul retro di un camion della spezzatura a raccogliere rifiuti, e si è fatta filmare mentre caricava casse di frutta e verdura al mercato alimentare di Rungis. I video sono diventati virali. Nell’ultimo meeting di ieri, al teatro Élysée Montmartre, ha lanciato un appello a votare contro il “socialismo municipale distruttore”: “Parigi non ha bisogno né di un successore né di un erede”. La sua candidatura è tuttavia accompagnata da un dossier giudiziario: Dati è indagata per corruzione per delle consulenze concesse a Renault quando era eurodeputata.

È in questo contesto che si muove Emmanuel Grégoire, per anni primo vice di Anne Hidalgo. La sua candidatura è nata dentro una frattura interna del partito parigino: Hidalgo aveva infatti inizialmente sostenuto un altro nome per la sua successione e dichiarò persino pubblicamente che con Grégoire candidato “la sinistra avrebbe perso Parigi”. Una volta investito, il socialista si è ritrovato quindi nella posizione delicata di chi da, un lato, deve difendere il bilancio della sindaca uscente e della sua politica di trasformazione urbana, e dall’altro tentare di non identificarsi pienamente con lei e il suo metodo. Anche lui in meeting ieri, al Cirque d’Hiver, ha lanciato un appello ai parigini a “resistere” contro il rischio di alleanze tra Rachida Dati e l’ambiziosa Sarah Knafo: “L’alleanza tra destra ed estrema destra vuole far cadere Parigi – ha detto Grégoire- perché ritiene che se la capitale cadrà, nel 2027 cadrà anche il Paese. Ma Parigi non cadrà, Parigi resisterà!”.

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