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Manifestazione a Roma il 14 marzo per il No al referendum. E al progetto anticostituzionale del governo

Da un lato il governo Meloni continua le controriforme neoliberali di questi decenni, dall’altro le radicalizza in senso autoritario e guerrafondaio
Manifestazione a Roma il 14 marzo per il No al referendum. E al progetto anticostituzionale del governo
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Le organizzazioni e le persone che diedero origine alla gigantesca mobilitazione popolare sulla Palestina, a partire dai portuali di Genova, manifesteranno a Roma il 14 marzo per il No al referendum. L’appuntamento è stato lanciato da diverse settimane, come necessità di far sentire la voce di un No “sociale”.

Lo stesso tipo di No che era stato messo in campo nel 2016 verso la controriforma costituzionale di Matteo Renzi. Allora come oggi, le modifiche in senso autoritario della Costituzione si combinavano con lo smantellamento dei diritti del lavoro e dello stato sociale. Renzi aveva abolito uno dei principi fondanti della costituzione materiale del paese, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che tutelava contro i licenziamenti ingiusti. Poi l’allora capo del governo aveva deciso di cambiare anche la Costituzione formale. Autoritarismo nelle istituzioni nel nome della “governabilità” – parola impugnata originariamente da Bettino Craxi per affermare che il governo viene prima di tutto – assieme alla massima libertà d’impresa nella società civile; questo il binomio che ha sempre fondato le “riforme” neoliberali. E quella di Giorgia Meloni è in perfetta continuità con quelle controriforme.

Il controllo politico che il governo vuole affermare sulla magistratura non vale solo a garantire intoccabilità alla casta politica: serve anche a voi, ha detto Carlo Nordio rivolgendosi al Pd. Soprattutto il controllo politico sulla magistratura serve ad eliminare quella parte di essa – che non è tutta la magistratura purtroppo – che antepone i diritti costituzionali alle ragioni degli affari e che per questo colpisce la speculazione edilizia, l’inquinamento dell’ambiente, lo sfruttamento del lavoro.

Giorgia Meloni ha esaltato “la libertà del fare” nel suo discorso d’insediamento, libertà che in realtà è l’arbitrio di chi ha il potere e i soldi. E non stupisce che alcuni “riformisti” dell’opposizione sostengano la controriforma della magistratura della destra. Ciò che li tiene tutti assieme è l’odio comune verso un potere dello Stato che intervenga nella vita economica e sociale, tutelando i diritti delle persone prima del profitto.
Meloni e i suoi aggiungono però due cose a questa continuità neoliberale che, da Craxi a Berlusconi a Renzi, ha sempre considerato alcuni principi della Costituzione come un ostacolo al pieno dispiegarsi della libertà d’impresa e di mercato.

Per Meloni e gli eredi di Giorgio Almirante, la Costituzione antifascista è il nemico, quel nemico che per decenni li ha esclusi dal governo proprio per le loro origini fasciste, quel nemico da abbattere per ottenere piena e definitiva legittimazione a governare, anche con il busto di Mussolini in ufficio. Ma non basta a costoro il voto ottenuto dagli elettori? Evidentemente no, visto che l’opera fondamentale del Governo Meloni in questi anni è stata tutta concentrata sul proprio potere.

In economia il governo della destra è un puro continuatore del Governo Draghi, con l’assoluta obbedienza all’austerità liberista europea. Rinunciando ad ogni libertà d’azione in economia, il Governo Meloni sì è invece sbizzarrito nello smantellare le libertà delle persone, nel trasformare lo stato sociale in stato di polizia. Alla ripetizione ossessiva e sempre più vasta di decreti sicurezza liberticidi, si aggiungono poi l’autonomia differenziata, una legge elettorale ultra maggioritaria e il premierato, cioè quel presidenzialismo che è sempre stato la bandiera del Msi di Almirante. Se dovessero vincere il referendum, Meloni e i suoi darebbero il via anche a ciò su cui oggi tacciono. Il tutto per farla davvero finita con la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista.

La seconda cosa aggiunta da Meloni alla continuità neoliberale è l’asservimento completo del governo italiano alle politiche di guerra e sterminio di Trump e Netanyahu e un folle aumento delle spese militari. Anche nell’ultimo intervento in Parlamento, la Presidente del Consiglio non è riuscita a pronunciare una sola parola di condanna del terrorismo di stato di Usa e Israele. Le sue parole ipocrite sul fatto che la guerra all’Iran sia fuori dal diritto internazionale non sono una condanna, ma una giustificazione: hanno cominciato Putin e Hamas, ha detto Meloni, che potevano fare di diverso i due poveri capi di Usa e Israele? Così il Governo della destra rompe anche con una tradizione di equilibrio, se non di sostegno, alla causa palestinese che il nostro paese aveva in passato anche con Craxi, Andreotti e altri capi di governo.

Da un lato il Governo Meloni si presenta come continuatore delle controriforme neoliberali di questi decenni, dall’altro le radicalizza in senso autoritario e guerrafondaio, schierandosi con la peggiore e la più pericolosa destra sionista. Per questo il No al referendum non è solo sul merito della controriforma della magistratura, ma contro tutto il progetto politico e sociale anticostituzionale del Governo Meloni. Un progetto che va fermato nelle piazze e nelle urne. Ci vediamo il 14 marzo in corteo a Roma; e poi andiamo avanti per un No politico e sociale.

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A cura di Paolo Frosina
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