Starmer chiede scusa su Mandelson, ma i Tory lo accusano di insabbiamento e chiedono un’inchiesta
“Sono io ad aver commesso un errore, e sono io a porgere le mie scuse alle vittime di Epstein“. Keir Starmer interviene dopo l’uscita dei documenti che riguardano la nomina di Lord Mandelson e prova a spegnere il caso. Impresa che risulta al momento improbabile. Mentre il suo portavoce è dovuto intervenire per respingere le accuse di insabbiamento nella rivelazione dei documenti relativi alla nomina avanzate dalla leader dell’opposizione conservatrice Kemi Badenoch, i Tory hanno puntato il dito contro due sezioni dei file, riservate ai commenti del primo ministro laburista sull’incarico all’ex ambasciatore a Washington, che risultano vuote, avanzando il sospetto di una censura. Badenoch ha dichiarato che, in base alla sua esperienza passata di ministra, si sarebbe aspettata di vedere delle annotazioni di sir Keir che spiegassero la sua decisione di scegliere l’ex eminenza grigia come inviato britannico negli Usa di Donald Trump, ancora di più alla luce degli avvertimenti fatti da diversi alti funzionari al premier sugli scheletri nell’armadio di Mandelson. “Respingo l’ipotesi di un insabbiamento. Il governo ha rispettato pienamente le procedure”, ha detto ai giornalisti il portavoce di Starmer.
I sospetti di insabbiamento – Intanto l’opposizione conservatrice si è anche rivolta formalmente a sir Laurie Magnus, responsabile dell’autorità etica indipendente chiamata a sorvegliare sul rispetto degli standard di condotta governativi, per sollecitare l’apertura di un’inchiesta amministrativa ad hoc sul premier e sul suo ufficio di gabinetto. L’accusa è – nero su bianco – quella di “un potenziale insabbiamento” di alcuni dei file del materiale che l’esecutivo si era impegnato a divulgare in questa prima tranche, su precisa indicazione della Camera dei Comuni: cosa che configurerebbe un “oltraggio al Parlamento“. A mancare all’appello non sarebbero infatti solo le specifiche carte mantenute riservate come previsto per non intralciare l’indagine giudiziaria aperta dalla polizia su Mandelson. Bensì anche possibili annotazioni e risposte a messaggi scritte di proprio pugno dallo stesso Starmer o dal suo potente capo dello staff Morgan McSweeney (costretto a sua volta a dimettersi sulla scia dell’ex ambasciatore per la stretta vicinanza a Mandelson), di cui non è emersa alcuna traccia: essendo il file che li riguarda risultato singolarmente vuoto. Downing Street ha negato già ieri qualunque insabbiamento, ma limitandosi ad assicurare d’aver seguito “le procedure”: senza rispondere nel dettaglio ai sospetti di media e opposizioni.
Il caso Mandelson – Secondo il Guardian, che cita fonti governative di alto livello, Starmer potrebbe vedersela con nuove dimissioni non appena i messaggi WhatsApp di Mandelson saranno pubblicati. Cosa che non potrà avvenire prima di diverse settimane. I messaggi saranno esaminati dalla commissione parlamentare per l’intelligence e la sicurezza, composta da membri del Parlamento e della Camera dei Lord, che valuterà, per motivi di sicurezza nazionale, quali possono essere divulgati. La pubblicazione era stata richiesta con una mozione parlamentare approvata dai conservatori, dopo che Mandelson era stato licenziato dopo soli nove mesi dal suo incarico di ambasciatore negli Stati Uniti, in seguito all’emergere di nuovi dettagli sui suoi legami con Epstein. L’ex membro del partito laburista è stato arrestato con l’accusa di cattiva condotta nell’esercizio di una carica pubblica, dopo che alcune e-mail provenienti dai file Epstein del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbero dimostrato che aveva inoltrato informazioni riservate a Epstein mentre era segretario alle imprese nel governo di Gordon Brown. Mandelson aveva negato qualsiasi illecito. I funzionari ritengono che alcuni degli scambi che saranno resi pubblici nella prossima tranche dei file Mandelson saranno sufficientemente dannosi da provocare ulteriori dimissioni. A tutti i ministri di alto livello, ai funzionari pubblici e ai consiglieri speciali è stato chiesto di far esaminare i propri messaggi telefonici, compresi quelli di coloro che non fanno più parte del governo, come l’ex vice primo ministro Angela Rayner, l’ex capo di gabinetto del primo ministro Morgan McSweeney e l’ex direttore della comunicazione Matthew Doyle.