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Poco spazio sui media per il No al referendum: ai banchetti per fortuna è tutt’altra cosa

È solo una sensazione e non un dato statistico, ma indica che la partita non è persa, e comunque sarà giocata fino all’ultimo voto, visto che peraltro non c'è quorum
Poco spazio sui media per il No al referendum: ai banchetti per fortuna è tutt’altra cosa
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Questa campagna referendaria, dominata come non mai dalla funzione dei media televisivi e da internet, evidenziano la presenza egemonica e dilagante degli argomenti usati dal governo e dalla maggioranza a sostegno del progetto di riforma dell’ordinamento della magistratura. Non c’è telegiornale o talkshow che sia risparmiato dai messaggi direttamente e indirettamente finalizzati a motivare che separare il Consiglio Superiore della Magistratura in tre pezzi e sorteggiare i magistrati come in una lotteria è il modo per riparare tutti i mali della cattiva giustizia.

Che sia la criminalizzazione di Gratteri, l’enfatizzazione senza limiti delle sentenze a sostegno dei migranti, o quello della famiglia nel bosco che sembra un lugubre racconto del terrore di Edgar Allan Poe, ogni demagogia e menzogna è giustificata per vincere. Sono prove tecniche di un regime già in atto che non fa prigionieri in senso politico, per il momento.

Questa è l’immagine del “senso comune” che promana dagli schermi, anche dalle onde radio e dai principali social network, dove chi non ha grandi mezzi di investimento e di influenza parla essenzialmente alla bolla dei suoi followers che, nella migliore delle ipotesi, alle ragioni del No come a qualsiasi pensiero critico, vengono concessi bocconcini di avanzo di spazio virtuale.

L’unico o uno dei pochi motivi di soddisfazione viene dal contatto diretto con la gente, nelle manifestazioni e soprattutto nelle attività di strada con banchetti e volantinaggi in cui si coglie che, a differenza di ciò che si vuole fare credere, a molti italiani e italiane la riforma non piace per niente e voteranno convintamente No. Parlando con le persone si coglie una reazione forte e indignata per il rischio che sta correndo la democrazia per l’attacco dissennato alla magistratura, per le conseguenze sulla democrazia, per la prepotenza della maggioranza: si coglie la soddisfazione di vedere la presenza di attivisti che diffondono volantini.

Certo non tutti, ci sono anche quelli che rifiutano i volantini o taluni che dicono a mezza voce o a volte anche con determinazione che sono per il Sì; ma è una minoranza. È solo una sensazione e non un dato statistico, ma indica che la partita non è persa, e comunque sarà giocata fino all’ultimo voto, visto che peraltro non c’è quorum.

La riflessione però trascende l’immanenza del referendum e riguarda la funzione della politica, in questa società frammentata e massificata: c’è bisogno di ritrovare in modo costante il rapporto con la gente. Se non si riprende una presenza vera e sostanziale, un nuovo rapporto della politica con le masse, in un’epoca certo più difficile per le mutate condizioni antropologico-sociali, non si riuscirà a ribaltare il progetto autoritario e antidemocratico della destra in Italia e nel mondo.

Preferirei di NO

A cura di Paolo Frosina
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