Bimbo soffocato all’Ikea, la missione della mamma: “Insegniamo il primo soccorso anche ai bambini. Nessuno deve morire come mio figlio”
“Perché abbiamo fondato l’associazione Amici di Francesco? Volevamo che ciò che ha colpito nostro figlio non accadesse a nessun bambino e a nessun’altra famiglia. E la cosa più bella in questi anni è stata essere contattata da persone che avevano poi messo in pratica in situazioni di emergenza quanto avevano appreso attraverso i nostri corsi”. Alessia Vitti è mamma di Francesco Maria Parroni. Era il 13 marzo 2014. Francesco, tre anni, mangia un hot dog al ristorante del negozio Ikea Porta di Roma, cibo che gli ostruisce le vie respiratorie. Sarà dichiarato morto il 17 marzo. Durante il lutto, impossibile da elaborare, in quello stesso anno la mamma Alessia Vitti, insieme con il marito Lorenzo, fondano l’associazione senza scopo di lucro, con una missione precisa: portare la propria testimonianza e diffondere la cultura della prevenzione in ambito pediatrico, formare quante più persone alla disostruzione delle vie aeree nel lattante, nel bambino e nell’adulto e anche fornire consigli per evitare il soffocamento, insieme a cenni di primo soccorso – relativi in particolare ai casi di annegamento, morte in culla etc – insieme alle fondamentali manovre di rianimazione cardio-polmonare (BLS).
“Tutto è partito da Francesco e insieme dalla mia carenza di formazione che mi ha reso impossibile aiutarlo quando lui ha avuto bisogno di aiuto”, spiega la cofondatrice, che ha deciso con il marito di donare gli organi di suo figlio. “Ritenevamo fondamentale diffondere ai genitori il messaggio su quanto fosse importante essere formati. Per noi era troppo tardi, ma per tanti altri no”. In questi oltre dieci anni, l’associazione ha fatto tantissimo, “nei limiti di tempo e di risorse per noi possibili”, precisa Alessia, che dopo Francesco, perso quando aveva già quarant’anni, ha avuto altri due figli, Margherita e Federico, che oggi hanno 11 e 9 anni. I primi mesi e anni dopo l’accaduto, racconta, è stato un po’ più facile per l’associazione operare, “ancora era forte l’eco mediatica di quanto accaduto, le persone erano molto interessate”. Con il passare del tempo le difficoltà sono aumentate, poi durante il Covid sono costretti a fermarsi. Ma Alessia e i suoi familiari e amici non mollano. Vanno a fare formazione nelle strutture private, gli asili, i centri anziani (anche gli anziani sono spesso colpiti dal soffocamento), nelle sale parrocchiali. “Continuiamo a formare le persone quando e dove possiamo, ancora c’è tanto da fare, anche se oggi la manovra è molto più conosciuta: ma ogni tanto bisognerebbe anche ‘rispolverarla’”, continua Alessia, che ci tiene a spiegare di non essere lei la protagonista di tutto questo, ma di sentirsi, fin dall’inizio, uno strumento della volontà di suo figlio, ora – è una mamma credente – in cielo.
Da poco, inoltre, è andato in porto un progetto a cui l’associazione, da sempre convinta che la prevenzione si deve fare soprattutto nelle scuole, teneva moltissimo. L’idea nacque qualche anno fa. “Ricordo un incontro con il sindaco Ignazio Marino, con cui parlai dell’importanza del lavoro nelle scuole, oltre che della necessità di presidi medici nei centri commerciali”. Ma non si tratta, al momento, del Comune di Roma, ma di quello dove vive la famiglia di Alessia e Lorenzo, Fonte Nuova, in provincia di Roma. Il progetto, che è stato scritto con la consigliera comunale Laura Suffer, si chiama ‘So-Soccorrerti”, ed è portato avanti dall’associazione Amici di Francesco, insieme alla Tiziano Formazione, in collaborazione con Alessia Balzi e la delegata alla prevenzione del comune di Fonte Nuova Francesca Manenti. “L’intento e la speranza è che il progetto si estenda a macchia d’olio, anche in Comuni più grandi”. L’obiettivo è tanto semplice quanto cruciale: formare tutte le scuole del Comune a partire dalla quinta elementare, insegnando loro primo soccorso, disostruzione e manovre di rianimazione. “In questo periodo stiamo formando le classi quinti e le terze medie. Sono convinta”, conclude Alessia, “che il primo soccorso e la prevenzione debbano diventare materia scolastica di educazione civica – quindi strutturale e per tutti gli studenti – come accade in molti paesi. D’altronde, quale insegnamento più prezioso che salvare vite?”.