Volkswagen, utili dimezzati nel 2025. Tra dazi, ristrutturazioni e crisi Porsche
La stabilità dei volumi, ossia 9 milioni di veicoli commercializzati nel corso del 2025, è bastata al gruppo Volkswagen per mantenere quasi invariato il giro d’affari a 321,9 miliardi (-0,8%), ma non l’utile operativo, crollato di oltre il 53% a 8,9 miliardi. Ad incidere sul bilancio, archiviato con il peggiore risultato dal 2016 a questa parte (all’epoca erano stati contabilizzati 7,1 miliardi), sono stati gli effetti straordinari.
I margini (l’Ebit è stato del 2,8%) sono stati rosicchiati per un miliardo dai costi di ristrutturazione di Audi, Volkswagen e Cariad, per tre dai dazi imposti dall’amministrazione Trump e per cinque dal “riallineamento” dei piani sull’elettrificazione di Porsche. Il costruttore di Stoccarda era stata la cassaforte del gruppo: negli ultimi anni con meno del 3% dei volumi incideva per circa un quarto degli utili con un Ebit in doppia cifra, anche del 18%. Nello scorso esercizio l’apporto di Porsche è stato minimo: appena lo 0,3% del ritorno sulle vendite contro il 14,2% del 2024. Il giro d’affari è sceso a 32,2 miliardi (-11,7%) con un utile operativo crollato da 5,3 a 0,1 miliardi. Il marchio premium ha sofferto in Cina, ma anche dovuto fare i conti con la scarsa richiesta della propria offerta di auto 100% elettriche, che evidentemente i clienti ancora non vogliono e che è costata il posto ad alcuni manager (lo stesso Ceo Oliver Blume ha dovuto fare un passo indietro per concentrarsi esclusivamente sul gruppo) oltre ad una dispendiosa nuova pianificazione della gamma che prevede ancora la “valorizzazione” dei modelli con motori a combustione.
I marchi della divisione “Progressive” – ossia Audi con le italiane Lamborghini e Ducati, ma anche Bentley – sono riusciti a garantire un fatturato di 65,5 miliardi (+1,5%) e a salvare il ritorno sulle vendite, sceso di meno di un punto percentuale al 5,9%. L’utile operativo ha subito tuttavia una flessione del 13,6% a 3,4 miliardi.
Fondamentale è stato il contributo dei marchi di volume (VW, Skoda, Seat e Cupra e la divisione Veicoli commerciali) il cui giro d’affari è stato superiore ai 145 miliardi con un utile di 6,8 miliardi, peraltro in leggero calo (2%). Il margine complessivo è stato del 4,7% (-0,3,%). Sotto la guida di Thomas Schäfer, numero uno della divisione Brand Core ma anche del marchio Volkswagen, VW ha raggiunto il 3% dopo il sofferto piano di annunciate chiusure degli stabilimenti, di riduzione dell’occupazione oltre che di sacrifici sui salari. Il manager diventa così un potenziale serio candidato all’eventuale successione di Blume, anche se entrambi sembrano godere della fiducia delle dinastie Piech e Porsche.
“In un contesto difficile, il Gruppo ha lanciato 30 nuovi modelli, ha compiuto progressi visibili nella sua ristrutturazione e ha generato un solido flusso di cassa netto – ha commentato il numero uno delle finanze Arno Antlitz – Sono stati passi importanti per rafforzare ulteriormente il core business, tuttavia, l’attuale livello di utile rettificato del 4,6%, prima della ristrutturazione, non è sufficiente nel lungo termine”. Per questo il il Cfo ha anticipato che il gruppo prtoseguirà nella trasformazione “adattando il modello di business alle nuove condizioni, espandendo le attività regionali, continuando a gestire i costi in modo disciplinato e producendo prodotti tecnologicamente avanzati”.