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È morto a 50 anni Luca Conti, il punto di riferimento della blogosfera italiana

Sin dai primi anni Duemila, Conti ha mostrato una forte curiosità per le trasformazioni della comunicazione digitale e per il potenziale della rete come spazio di conoscenza e condivisione
È morto a 50 anni Luca Conti, il punto di riferimento della blogosfera italiana
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È morto a 50 anni nella sua Senigallia Luca Conti, scrittore, blogger, docente e consulente, una delle figure più influenti nella diffusione della cultura di Internet, dei social media e del marketing digitale in Italia. Luca Conti è stato per molti anni una figura centrale della blogosfera italiana e uno dei primi a comprendere le potenzialità del web come spazio di conoscenza e confronto. La sua eredità rimane legata alla diffusione di una cultura digitale critica e consapevole, capace di analizzare non solo le opportunità tecnologiche, ma anche le implicazioni sociali ed etiche del mondo connesso.

Nato nel 1975 a Senigallia di cui è anche stato consigliere comunale dal 2005 al 2009, sin dai primi anni Duemila Conti ha mostrato una forte curiosità per le trasformazioni della comunicazione digitale e per il potenziale della rete come spazio di conoscenza e condivisione. La sua prima passione era l’impegno ecologista, si era laureato in Scienze Ambientali ad Urbino e aveva collaborato con Il WW nella sua regione

Nel 2002 fondò Pandemia.info, uno dei primi blog italiani dedicati all’analisi dei nuovi media, dei social network e delle dinamiche della comunicazione online. In un periodo in cui il blogging era ancora agli inizi, il suo sito diventò rapidamente un punto di riferimento della blogosfera del tempo per chi voleva comprendere i cambiamenti introdotti dal Web 2.0.

Parallelamente all’attività di blogger, Luca iniziò la carriera come giornalista freelance e divulgatore tecnologico con diverse testate italiane, tra cui Il Sole 24 Ore, scrivendo di innovazione, comunicazione digitale e trasformazione dei media. Attraverso articoli, riflessioni e segnalazioni, Luca ha contribuito a diffondere una cultura consapevole dell’uso della rete, anticipando molti dei temi che sarebbero diventati centrali negli anni successivi: social media marketing, community digitali, economia dell’attenzione, privacy e nuove forme di lavoro online.

Svolgeva anche un’attività da consulente e formatore nel social media marketing, aiutando aziende e organizzazioni a comprendere e utilizzare in modo strategico i social network per la comunicazione e il marketing. Partecipò come relatore a importanti eventi internazionali dedicati all’innovazione e alla comunicazione digitale, come SXSW Interactive, Web 2.0 Expo Europe e l’International Journalism Festival.

Nel corso della sua carriera ha pubblicato oltre 17 libri, molti dei quali dedicati ai social media e alle strategie di comunicazione online. Ha anche curato per anni la collana Digital Marketing Pro dell’editore Hoepli, contribuendo alla formazione di migliaia di professionisti del web marketing in Italia. Luca Conti è stato docente e formatore presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e altre università italiane.

Dopo anni trascorsi a studiare e promuovere i social media, Luca aveva deciso di prendere le distanze da questo mondo, dichiarando di non riconoscersi più nei valori dominanti delle piattaforme social. Conti rifletteva sull’impatto della tecnologia sulla società, sulla qualità dell’informazione e sul rapporto tra individuo e strumenti digitali.

Negli anni successivi ha continuato a occuparsi di temi diversi come tecnologia e consapevolezza digitale, crescita personale, intelligenza artificiale e società contemporanea e cultura. Dalla diagnosi del tumore che lo ha stroncato ha raccontato direttamente nel suo blog la sua malattia e il suo avvicinarsi alla fine. I funerali di Luca Conti saranno celebrati giovedì.

Il mio ricordo di Luca è quello di una persona appassionata, ma che non perdeva mai la lucidità e l’equilibrio per una analisi distaccata e oggettiva delle cose. Che le digeriva e rianalizzava per capirle nell’essenza. Anche per questo aveva scelto, quando poteva essere ricco e famoso, di “scendere dalla giostra”.

Scriveva saggio prima della malattia: “Vittorio, rallenta, non vale la pena. Io sono l’esempio vivente che si può girare felicemente come una trottola ed essere ancora più felici stando fermo o quasi. Di quei tempi in cui ero famoso non ho rimpianti. Della gente che mi “seguiva” allora, quanti sono ancora in contatto con me? il 5% è dire tanto. Ne sento la mancanza? No. Oggi i più si dannano dietro contenuti effimeri che scompaiono dopo 24 ore, sia nella produzione, sia nel consumo. Non è folle tutto ciò? Ognuno si diverte come può, tipo ancora con questa menata del personal branding? Io vivo su un altro pianeta”.

Lucido, quasi algido il diario della malattia: “Prendi questo post come un addio anticipato alla vita, perché di questo si tratta. Magari ci sarà qualche sorpresa positiva inaspettata e la resa dei conti rinviata di un po’, ma la sostanza non cambia e soprattutto il mio fegato resta quello che è. Biologicamente e legalmente muori il giorno in cui non respiri più e il cuore smette di battere. Nella realtà muori il giorno in cui la tua dignità nel vivere scende sotto una certa soglia e non può tornare più sopra. Quel giorno, purtroppo, è forse già arrivato. Non posso dirlo con certezza per vari motivi, ma ho molti indizi per pensarlo. Questo basta a decretare che il gioco è finito”.

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