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Lo confesso: ho votato due volte. Per chi vive all’estero come me, questo è il segreto di Pulcinella

[La lettera] Molti fanno esattamente come ho fatto io. Per molti intendo circa il 3% o 4% degli aventi diritto al voto. Il restante novanta e oltre percento cestina direttamente i plichi
Lo confesso: ho votato due volte. Per chi vive all’estero come me, questo è il segreto di Pulcinella
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[LETTERA ANONIMA]

Cara redazione, vi scrivo in forma anonima per confessare pubblicamente un’infrazione contro una legge dello Stato che ho commesso di recente. E confesso di aver infranto la stessa legge anche in passato.

Sono un’italiana che vive all’estero. Ho sposato un cittadino straniero diversi anni fa e insieme abbiamo tre figli ancora minorenni. Mio marito e i miei figli sono tutti italiani grazie a me e, come me, sono iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire). Grazie alla legge sul voto dei cittadini “Aire,” la scorsa settimana abbiamo ricevuto due plichi, uno per me e uno per mio marito, contenenti le schede per votare al referendum insieme a una busta da lettera preaffrancata, una busta bianca e le istruzioni su come restituire la scheda compilata al consolato a noi più vicino. E qui arriva la mia confessione. Essendo mio marito completamente (o quasi) all’oscuro della politica italiana, mi sono presa cura di aprire entrambi i plichi e, nella segretezza della quiete domestica, ho espresso il mio voto non una, ma due volte, alla faccia della rigorosa regola del voto per cui ad ogni elezione il cittadino può votare solo una volta. Vi faccio ora immaginare quante volte potrò esprimere il mio voto quando i miei figli saranno maggiorenni.

Capisco bene che adesso chi leggerà quello che ho scritto si indignerà per la mia condotta, ma vorrei chiedere, chi non sarebbe tentato dal fare altrettanto se avesse tra le mani più di una scheda elettorale? Ecco, per chi vive all’estero, quello che ho appena confessato è il classico segreto di Pulcinella. Voglio dire che tra le migliaia di famiglie residenti nel paese dove mi trovo (e immagino che lo stesso valga per ogni paese nel mondo dove risiedono italiani), molti fanno esattamente come ho fatto io. Per molti intendo circa il 3% o 4% degli aventi diritto al voto. Il restante novanta e oltre percento cestina direttamente i plichi che arrivano dal consolato per una semplicissima ragione. Non hanno idea di cosa siano. Gli iscritti Aire sono in grandissima maggioranza discendenti di migranti italiani e oltre a non sapere parlare la nostra lingua (conoscenza essenziale per comprendere cosa ci sia scritto su una scheda elettorale), non hanno la più vaga idea di come vadano le cose in Italia.

In aggiunta a questi dati di fatto ben noti a chi risiede all’estero, vorrei segnalare che qualche anno fa un italiano che era stato assunto dal consolato per dare assistenza nel procedimento elettorale mi aveva raccontato che i consolati di fatto si paralizzano per molte settimane per dover stampare le schede, mettere insieme i plichi per ogni elettore, siglare accordi con le poste locali per la restituzione delle schede votate e organizzare viaggi per l’Italia per consegnare le schede che poi vengono “spogliate’ a Roma. Il tutto a costi esorbitanti (la mia fonte parlava di oltre 500 euro spesi per ogni elettore nel paese in cui viviamo).

La mia autodenuncia, quindi, è una scusa per fare alcune domande a cui non ho ancora trovato risposta da diversi anni che partecipo a elezioni e referendum italiani a lunga distanza. Prima di tutto, com’è possibile che esista una legge che consenta facilmente di commettere un abuso così evidente? È mai stata sollevata una questione di compatibilità con la nostra costituzione su questo problema? Poi, mi chiedo, non sarebbe più conveniente se le sedi estere italiane invece di stampare e spedire quintali di carta, non trovassero il modo di affittare sedi dove consentire alle persone di andare a votare entro una determinata data?

Per finire, il dubbio che mi attanaglia da moltissimo tempo è perché fare votare gli italiani “Aire” che nella stragrande maggioranza non hanno più alcun legame con il nostro paese e invece non consentire di votare agli italiani fuori sede, cioè a quelli che risiedono in Italia e hanno tutto l’interesse ad esprimere il voto, ma si trovano temporaneamente all’estero? A questa domanda credo di poter rispondere solo pensando male. E cioè senza il voto degli italiani Aire non esisterebbero gli onorevoli e i senatori eletti all’estero, cioè un pugno di parlamentari scelti con un pugno di voti per andare a rappresentare comunità che non sanno di essere rappresentate a Roma e che di fatto non hanno niente da chiedere alle nostre istituzioni se non le cose che già chiedono ai consolati (cioè passaporti, visti e atti notarili).

Certo però che se il pensiero logico dovesse prevalere, io poi mi ritroverei nell’impossibilità di divertirmi col voto multiplo. Vi ringrazio per l’attenzione e buon voto a tutti!

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A cura di Paolo Frosina
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