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La Francia nega la rogatoria per il sequestro dei beni dei Moretti ai pm che indagano sul rogo di Crans-Montana

Secondo quanto stabilito dal tribunale francese le condizioni giuridiche per procedere non sussistono. Intanto tra il 23 e il 27 marzo è infatti prevista la prima missione dei magistrati della procura di Roma a Sion per consultare il fascicolo dell’indagine elvetica
La Francia nega la rogatoria per il sequestro dei beni dei Moretti ai pm che indagano sul rogo di Crans-Montana
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Il tribunale giudiziario di Grasse, in Francia, ha respinto la richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla procura generale del Canton Vallese per il sequestro di beni immobili e finanziari riconducibili ai coniugi Jacques e Jessica Moretti, tra gli indagati per il rogo del bar Constellation a Crans-Montana, dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone. E per cui è stato anche iscritto il sindaco Nicolas Féraud. La richiesta degli inquirenti svizzeri, presentata il 14 gennaio, riguardava in particolare un appartamento a Cannes, l’abitazione di famiglia a Sari-Solenzara, in Corsica, oltre ad alcuni conti bancari e a una polizza di assicurazione sulla vita. Secondo quanto stabilito dal tribunale francese le condizioni giuridiche per procedere non sussistono. “Le domande di rogatoria internazionale riguardanti beni che non hanno un legame diretto o indiretto con il reato – si legge nell’ordinanza contenuta negli atti dell’inchiesta – non sono, in ogni caso, possibili in Francia su richiesta di autorità straniere esterne all’Unione Europea, in assenza di una convenzione internazionale che lo preveda specificamente, e devono essere respinte”.

Nel frattempo prosegue la difficile cooperazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane sull’inchiesta relativa alla tragedia. Tra il 23 e il 27 marzo è infatti prevista la prima missione dei magistrati della procura di Roma a Sion per consultare il fascicolo dell’indagine elvetica sull’incendio. L’incontro è stato organizzato dalle procure del Vallese e di Roma dopo l’accordo per una “cooperazione rafforzata” definito il 19 febbraio a Berna tra il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud.

Nell’indagine svizzera risultano indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo i coniugi Moretti, proprietari del discobar teatro della tragedia, insieme a Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del Comune di Crans-Montana, e al suo predecessore Ken Jacquemoud e il sindaco. A Roma, invece, il fascicolo aperto dalla procura procede al momento contro ignoti per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni.

L’autorità giudiziaria del Vallese ha acconsentito, in risposta alla richiesta di assistenza giudiziaria italiana, a mettere a disposizione dei magistrati romani il materiale probatorio raccolto finora nel corso delle indagini. I pm italiani potranno visionare gli atti e selezionare quelli ritenuti utili ai fini della successiva trasmissione formale all’Italia. Alla riunione prenderanno parte anche le polizie giudiziarie dei due Paesi. Resta invece sospesa la questione della costituzione di una squadra investigativa comune, richiesta dal governo italiano e per cui a fine febbraio l’Italia ha protestato. In questo contesto diplomatico ancora incerto, l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma il 24 gennaio, non è ancora rientrato a Berna. Una possibile rivalutazione della posizione del governo italiano potrebbe dipendere proprio dall’esito dell’incontro previsto a Sion alla fine del mese.

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