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Ultimo aggiornamento: 16:33

Referendum, Gratteri replica di nuovo alle accuse di Calenda: “È in malafede, continua la solita farsa”. Su La7

Il magistrato ribatte nuovamente alle accuse del leader di Azione e smonta alcune affermazioni di Di Pietro, promotore del Sì
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Nuova replica di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, al leader di Azione Carlo Calenda, stavolta negli studi della trasmissione In altre parole, su La7. Ancora una volta, dopo le precisazioni rese da Gratteri a Piazzapulita, Calenda accusa il magistrato di aver dato dei ‘massoni’ a coloro che voteranno Sì al referendum sulla giustizia, in programma il 22 e il 23 marzo.
Gratteri non ci sta: “Mi dispiace, ma l’ospite di prima forse non guarda la televisione o non legge i giornali o non ha avuto la curiosità di ascoltare la mia intervista di un’ora e mezza, quando dico che in Calabria i mafiosi e i massoni deviati voteranno Sì. Non ho detto che chi vota Sì è mafioso. Quindi, lui è in malafede: o non vedi i tg o non leggi i giornali. Non si scappa da qui”.
E ricorda il precedente a Piazzapulita: “Sono stato da Formigli per replicare in modo ancora più dettagliato a quello che ha sostenuto Calenda. E continua ancora con questa farsa“.

Poi aggiunge: “Tra l’altro, il ministro Salvini ha detto che mi avrebbe querelato e io sto ancora aspettando la querela; il componente laico del Csm in quota Forza Italia (Enrico Aimi, ndr) ha affermato che intende aprire un procedimento disciplinare contro di me e lo sto aspettando; il ministro della Giustizia è andato in prima serata sulla tv di Stato dicendo che bisogna fare i test psicoattitudinali ai magistrati vicini alla pensione e che io sono pazzo. Sto quindi aspettando che mandi gli ispettori per aprire una istruttoria e che poi nomini una visita collegiale per stabilire che io sia pazzo o meno. Li sto ancora aspettando”.

Gratteri smentisce infine l’ex pm Antonio Di Pietro, sostenitore del Sì: “Lui dice che con la riforma Nordio i pm saranno più forti e autonomi? Il pm non deve fare il sollevatore di pesi in una palestra. Io voglio un pm sereno e tranquillo, un pm che ragioni da giudice anche nella fase delle indagini preliminari. I promotori del Sì vi vengono anche a raccontare la storiella della partita di calcio, dicendo che il giudice è l’arbitro tra due squadre, cioè il pm e l’avvocato. Ma non è vero – spiega – perché il pm ha l’obbligo costituzionale di cercare le prove a favore dell’indagato, non solo contro. L’avvocato quell’obbligo non ce l’ha. Quindi, non è una partita di calcio in cui le due squadre giocano con le stesse regole. Queste storielle possono essere suggestive per i non addetti ai lavori, ma vanno spiegare alla gente”.

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A cura di Paolo Frosina
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