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Iran, le interferenze Gps che mandano in tilt i sistemi di navi e aerei di linea: l’altro rischio per commercio e trasporti

Alla base ci sono jamming e spoofing: tecniche sempre più utilizzata nei conflitti per creare problemi alle traiettorie di droni e missili. Che però hanno conseguenze anche sul traffico aereo e marittimo
Iran, le interferenze Gps che mandano in tilt i sistemi di navi e aerei di linea: l’altro rischio per commercio e trasporti
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Navi che risultano in navigazione sulla terraferma o che appaiono muoversi in perfetti cerchi geometrici, così come irrealistiche rotte degli aerei e false informazioni di altitudine del velivolo. Ecco alcuni dei nuovi rischi nell’area del Golfo per il commercio via mare e i trasporti aerei a causa di un’altra faccia della guerra tra Israele-Usa e Iran: l’utilizzo della sempre più diffusa arma delle interferenze del Gps.

Per rendersi conto di quello che sta accadendo basta dare uno sguardo ai portali di monitoraggio dei voli o del traffico marittimo (ad esempio Flightradar24 o MarineTraffic): nell’area dei Paesi del Golfo o negli specchi d’acqua in prossimità dell’Iran è possibile riscontrare delle “rotte impazzite” o imbarcazioni che risultano scaraventate nell’entroterra. Ma non è solo un intoppo marginale per gli utenti: il problema riguarda direttamente i sistemi di navigazione a bordo delle navi e degli aerei.

Tutto questo è provocato dalle interferenze Gps: una tecnica sempre più utilizzata nei conflitti per creare problemi alle traiettorie di droni e missili. Grazie alle trasmissioni di segnali radio ad alta intensità nelle stesse bande di frequenza utilizzate dagli strumenti di navigazione di missili teleguidati e aeromobili a pilotaggio remoto si cerca in questo modo di togliere loro precisione, ingannandoli e dirigendoli verso falsi target, facendoli apparire in posizioni geografiche diverse da quelle reali. Questo avviene attraverso il jamming e lo spoofing: il primo è un attacco che blocca i segnali satellitari emettendo rumore radio, rendendo così il Gps inutilizzabile. Lo spoofing, invece, è una tecnica più sofisticata che invia segnali falsi per ingannare il ricevitore, facendogli credere di trovarsi in una posizione o in un orario errati.

Ma se questa arma risulta utile per contrastare i raid, dall’altro provoca delle rilevanti conseguenze anche alle navi commerciali nella zona e agli aerei (anche quelli di linea) che sorvolano le aree calde del conflitto. Subito dopo i primi attacchi, infatti, i sistemi delle navi sono impazziti, segnalando le imbarcazioni in posizioni molto distanti da quelle effettive: alcune addirittura in aeroporti o in una centrale nucleare e sul territorio iraniano. Solo nelle prime 24 ore dall’inizio dei raid in Iran, l’interferenza elettronica ha interrotto i sistemi di navigazione di oltre 1.100 navi commerciali nelle acque degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar, dell‘Oman e dell’Iran, secondo un rapporto di Windward, una società di intelligence marittima.

“Quello che stiamo vedendo in questo momento nel Golfo del Medio Oriente è estremamente pericoloso per la navigazione marittima”, ha dichiarato Michelle Wiese Bockmann, analista senior dell’azienda, come riporta la Cnn. L’interferenza ha costretto alcune petroliere a invertire la rotta o a fermarsi: il Sistema di Identificazione Automatica (AIS) delle navi – che trasmette informazioni chiave su posizione, velocità e virata dell’imbarcazione – era infatti andato in tilt. Questo sistema ha come primo scopo quello di evitare collisioni tra navi. Lloyd’s List Intelligence, società di analisi e dati marittimi, ha dichiarato di aver registrato 1.735 eventi di interferenza Gps che hanno interessato 655 imbarcazioni tra l’inizio della guerra e il 3 marzo. Oltre al rischio di attacchi da parte delle forze iraniane, anche questo problema è stato una delle cause che ha provocato il blocco della navigazione delle petroliere dallo Stretto di Hormuz: un tratto di mare fondamentale, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto a livello mondiale.

Le interferenze elettroniche nei sistemi di navigazione rappresentano così una minaccia anche per gli aerei che percorrono rotte nelle regioni interessate. E considerando che gli aeroporti di Dubai e Doha sono degli scali fondamentali per i collegamenti tra i diversi continenti, il problema riguarda una buona percentuale del traffico aereo mondiale. Nelle cabine si vedono i display di navigazione “letteralmente allontanarsi dalla realtà”, ha affermato un pilota commerciale alla Cnn. Lui come diversi colleghi raccontano di avere riscontrato spostamenti della mappa, anche di chilometri rispetto alla traiettoria effettiva, ma anche false informazioni di altitudine. Queste situazioni costringono i piloti a fare affidamento su altra strumentazione: le compagnie aeree sottolineano comunque che gli equipaggi sono addestrati alla gestione di questi rischi.

Secondo i dati dell’International Air Transport Association, il numero di eventi di perdita del segnale del sistema di posizionamento globale che hanno interessato gli aerei è aumentato del 220% tra il 2021 e il 2024. Lo scorso anno la Iata ha affermato che l’industria aeronautica deve agire per prevenire la minaccia. Di interferenze Gps si era parlato tanto lo scorso settembre quando il problema riguardò un volo con a bordo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen costringendo i piloti ad atterrare in Bulgaria con l’aiuto delle mappe cartacee. Dopo avere puntato il dito contro Mosca, la Commissione Ue aveva fatto retromarcia escludendo “un attacco russo”. Dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022 – un conflitto dove l’uso dei droni è diventato massiccio – le tecniche di jamming e spoofing sono sempre più utilizzate. Strumenti di navigazione alternativi che non si basano sul Gps sono in fase di sviluppo ma la loro possibile operatività è ancora molto lontana.

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