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I trent’anni della legge sull’uso dei beni confiscati alle mafie, don Ciotti: “Una svolta anche nella coscienza collettiva”

Libera festeggia i 30 anni della legge 109/96 con eventi in 180 luoghi. "La prima grande scommessa vinta da Libera" dice don Ciotti
I trent’anni della legge sull’uso dei beni confiscati alle mafie, don Ciotti: “Una svolta anche nella coscienza collettiva”
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Libera, l’associazione contro le mafie – fondata nel 1995, tra gli altri, da don Luigi Ciotti – è ricca di storie, volti, lotte. Da dove partirebbe? È stato chiesto a don Ciotti nel libro Cento passi verso un’altra Italia, edito da Piemme. Risponde il sacerdote torinese che nel settembre scorso ha compiuto 80 anni: “Partirei dal 7 marzo del 1996, giorno dell’approvazione della legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. La nostra prima grande scommessa vinta, grazie a una mobilitazione collettiva dei gruppi e delle associazioni che avevano fondato Libera. Insieme eravamo riusciti a raccogliere oltre un milione di firme, presentate al Parlamento per sostenere quella legge così innovativa e cruciale, dalla quale sono nati percorsi di grande valore. I tanti edifici di proprietà dei boss trasformati in scuole, commissariati, centri per anziani o persone in difficoltà. E poi le cooperative agricole di giovani che coltivano i terreni un tempo simbolo del controllo mafioso su intere regioni. Dal punto di vista dell’impegno civico contro il crimine organizzato, questo ‘riappropriarsi’ dei territori e delle loro risorse, sia sul piano economico che su quello etico, ha rappresentato un passaggio fondamentale. Ed è stata proprio quella legge, oggi copiata in tutto il mondo, a renderlo possibile”.

Eccoci, trent’anni dopo. Tempo di bilancio. “Il bilancio è sotto molti aspetti positivo. Questa legge ha portato una svolta non solo nella lotta alle mafie, ma nella coscienza che noi abbiamo delle mafie stesse. Oggi è più diffusa la consapevolezza che per contrastarle non basta il poderoso lavoro della magistratura e delle forze di polizia, ma che ogni cittadino ha il dovere di impegnarsi per estirpare un male di natura sociale oltre che criminale”, spiega don Ciotti. Si è assistito ad una sorta di rovesciamento. Ad un ritorno dei beni alla società. Strumenti per lo sviluppo della coesione sociale e opportunità visibili per la crescita dei territori. “Ciò che prima era simbolo di una ricchezza illecita, sterile ed esclusiva, ritorna bene pubblico, produttivo, inclusivo, grazie proprio al suo utilizzo sociale i cui benefici sono sotto gli occhi di tutti. Che si tratti di recuperare un immobile destinandolo a edilizia pubblica, o di dare lavoro a persone oneste nelle cooperative di agricoltura bio, è evidente come i vantaggi materiali si sommino a quelli morali, dando vita a una nuova ricchezza, pulita e condivisa”, aggiunge don Ciotti.

Dunque, sono trascorsi 30 anni da quando la legge 109 fu approvata in Parlamento. Libera per festeggiare e onorare questi trent’anni di impegno collettivo promuove il 6, il 7 e l’8 marzo “109 piazze per la legge 109”. Tre giorni di iniziative con più di 180 luoghi e spazi animati da volontari della rete di Libera per promuovere e valorizzare il significato di trent’anni di beni confiscati restituiti alla collettività. Da Trieste a Milano, da Torino a Genova. E ancora Bologna, Pistoia, Ascoli Piceno, Roma, Campobasso, Napoli, Palermo dove saranno centinaia le piazze, luoghi e spazi animati da iniziative, banchetti, visite ai beni confiscati. In occasione della tre giorni, Libera scende nelle piazze con la campagna “Diamo linfa al bene per chiedere di difendere questa legge e di firmare per chiedere che il 2% del Fondo unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Conclude don Ciotti: “Certo non è tutto perfetto: ci sono ritardi, ostacoli burocratici, fatiche finanziarie, contraddizioni da superare nelle varie forme di gestione. Oggi dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti!”.

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