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Mistero sulla sorte del generale iraniano sempre sopravvissuto agli attacchi: “Spia del Mossad, è stato giustiziato”. “No, è al sicuro in Israele”

Che fine ha fatto Esmail Qaani? Diverse voci lo hanno dato come presente in luoghi che avrebbe lasciato poco prima che venissero colpiti da missili o droni. Raid che hanno ucciso figure apicali del regime ma non lui
Mistero sulla sorte del generale iraniano sempre sopravvissuto agli attacchi: “Spia del Mossad, è stato giustiziato”. “No, è al sicuro in Israele”
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L’unica cosa certa è che è uno dei pochissimi vertici militari dell’Iran ad essere sopravvissuto ai raid di Israele e Usa contro la Repubblica islamica e le milizie alleate: dato per morto numerose volte e poi riapparso in pubblico, in ottime condizioni di salute. Intorno alla figura del generale iraniano Esmail Qaani da anni si rincorrono voci e ricostruzioni. La principale è una: il capo del reparto d’élite delle Guardie della rivoluzione è un infiltrato del Mossad e ha svolto per anni il ruolo di talpa interna permettendo a Israele di decimare, soprattutto negli ultimi anni, i leader iraniani. Oggi le ultime indiscrezioni pubblicate sulle pagine di The National – il quotidiano di Abu Dhabi finanziato dagli Emirati Arabi Uniti – lo danno per giustiziato dalle stesse Guardie della rivoluzione che lo avevano arrestato con l’accusa di essere una spia dei servizi segreti israeliani. Sui social però altri profili smentiscono la ricostruzione: “È vivo e vegeto, confermato al sicuro in Israele da venerdì mattina”.

Nato nel 1957, inizia la sua carriera militare nei Pasdaran nel 1982, mentre era in corso la guerra tra Iran e Iraq. Da lì inizia una lunga scalata che lo porta nel 1997 a ricoprire il ruolo di vicecomandante della Forza Quds, il reparto d’élite delle Guardie della rivoluzione che si occupa delle operazioni all’estero e del coordinamento con le milizie filo iraniane nella regione. Sarà poi la guida suprema Khamenei a nominare Qaani comandante della Forza Quds il 3 gennaio 2020. Una decisione che arriva poche ore dopo l’uccisione del generale Qasem Soleimani in un raid con drone all’aeroporto di Baghdad ordinato dal presidente Usa Donald Trump.

Da quel momento, divenuto uno dei più importanti capi dei Pasdaran, su di lui iniziano a circolare tante voci non confermate. La sua morte era stata annunciata già nell’ottobre del 2024 ma smentita da una sua apparizione pubblica e lo stesso accadde durante il conflitto dei 12 giorni tra Iran e Israele nell’estate dello scorso anno. Fonti anonime citate dai media regionali hanno riferito che Qaani e il suo team sarebbero stati posti in isolamento e interrogati già nel 2024.

Tra social e testate giornalistiche vengono elencate delle “strane coincidenze“. Diverse voci lo hanno dato come presente in luoghi che avrebbe lasciato poco prima che venissero colpiti da missili o droni, raid che hanno ucciso figure apicali del regime iraniano. C’è chi dice che avrebbe annullato all’ultimo momento la partecipazione a Beirut al consiglio di Hezbollah nel 2024, quando un attacco israeliano uccise il leader Hassan Nasrallah e il suo entourage. Sarebbe anche fuggito dagli uffici del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica prima che venissero colpiti nel giugno 2025. E addirittura era con l’ayatollah Ali Khamenei fino a pochi minuti prima dell’attacco al suo complesso: lo stesso raid nel quale la guida suprema è stata uccisa.

Tutte voci che non hanno mai avuto, ovviamente, nessuna conferma ufficiale. Un mistero che continua ancora oggi con le ultime due versioni sul suo destino: giustiziato dagli stessi iraniani o vivo e in salvo in Israele. Due teorie – tra indiscrezioni e complottismo – che condividono solo un aspetto: in entrambi i casi, uno dei più importanti vertici militari dell’Iran viene ritenuto un uomo di Tel Aviv per anni infiltrato del Mossad nel cuore della Repubblica islamica.

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