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“Sistema Sorrento”, nel dossier della commissione d’accesso l’assunzione al Comune del figlio di un pregiudicato di camorra

Il professionista ha vinto un paio dei concorsi sotto inchiesta della Finanza. E' il figlio di Salvatore Langellotto, l'imprenditore edile a processo per l'aggressione all'ambientalista Wwf Claudio d'Esposito, dopo lo stop ai lavori sul fondo di Vico III Rota
“Sistema Sorrento”, nel dossier della commissione d’accesso l’assunzione al Comune del figlio di un pregiudicato di camorra
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La commissione d’accesso inviata da Prefettura e Viminale per verificare se la camorra è penetrata nel Comune di Sorrento ha chiesto di acquisire gli atti municipali fino a maggio 2025. In pratica fino ai giorni dell’arresto e delle dimissioni dell’ex sindaco Massimo Coppola (nella foto), abbattuto da pesanti accuse di corruzione intorno a numerosi appalti e affidamenti. E tra gli appunti di lavoro all’attenzione della commissione coordinata dal vice prefetto Vincenzo Chieffi, ce n’è uno segnato in rosso: l’assunzione al Comune di uno dei figli del pregiudicato di camorra Salvatore Langellotto, quattro anni e mezzo di condanna per concorso nel clan Esposito (espiati), ora in carcere a scontare altri sette anni per bancarotte e reati fiscali.

Le assunzioni, per la precisione due, a tempo indeterminato e parziale, nel Comune e nell’azienda speciale consortile per i servizi alla persona, sono avvenute nel 2024. All’esito di un paio dei concorsi sui quali la Finanza di Massa Lubrense ha dedicato un capitolo dell’informativa di 1100 pagine sul “Sistema Sorrento”. Un filone ancora aperto delle indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso.

Non è un caso che della commissione d’accesso faccia parte il capitano della Finanza Francesco Tartaglione, il firmatario di quella informativa, redatta dai finanzieri Sebastiano Inserra e Francesco Del Pesce. Il terzo componente è il luogotenente dei carabinieri Giuseppe Donno, comandante del nucleo comando della Compagnia di Sorrento. Ufficiali delle forze dell’ordine con esperienza e una profonda conoscenza del territorio della costiera sorrentina. Tornerà utile.

La questione della parentela del professionista, un laureato assunto durante l’amministrazione Coppola, estraneo alle vicende penali del padre, era emersa durante le discussioni e le interlocuzioni precedenti in Prefettura. Sul punto la commissione intende effettuare degli approfondimenti.

Ecco il dettaglio inedito che ilfattoquotidiano.it può rivelare ai suoi lettori. E’ anche da questa assunzione – ma non solo – che inizierà la verifica della “sussistenza di tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell’amministrazione del suddetto Comune”, come ricorda il comunicato stampa emanato dagli uffici del prefetto di Napoli Michele Di Bari.

E tra questi presunti tentativi o collegamenti, la commissione accenderà un faro sugli interessi economici di Langellotto negli atti di competenza del Comune di Sorrento, quindi su quelli relativi al fondo di Vico III Rota. Un’area verde violentata da un clamoroso abuso edilizio ed acquisita recentemente al patrimonio comunale dopo l’inadempienza a un’ordinanza di rispristino.

Una storia che parte da lontano. Si tratta di un ex frutteto sul quale l’impresa edile della famiglia Langellotto, una quindicina d’anni fa, voleva realizzare un progetto di 252 box interrati. Salvatore Langellotto era il direttore dei lavori. Fecero in tempo a radere al suolo una sessantina di alberi tra ulivi, agrumi e noci, prima che le denunce del presidente Wwf costiero Claudio d’Esposito e del coordinatore di Italia dei Valori Giovanni Antonetti stoppassero per sempre l’opera.

Le licenze furono dichiarate illegittime. I commissari ad acta della Provincia di Napoli che le rilasciarono, condannati con sentenza definita. Il Comune di Sorrento, che lasciò esercitare i poteri sostitutivi della Provincia restando inerte alle istanze della Edilgreen srl, era guidato dal sindaco Giuseppe Cuomo. Socio di Giuseppe Langellotto, padre di Salvatore, in un’altra impresa, la Nizza srl.

Ora Salvatore Langellotto è sotto processo anche per l’aggressione a d’Esposito, avvenuta il 26 marzo 2023. Una vendetta per le denunce sull’ex giardino sorrentino, secondo il capo di imputazione. “Langellotto era il predatore che con le sue intimidazioni marcava un territorio diventato terra di saccheggio”: parole del pm Antonio Barba durante la requisitoria del processo. Ha chiesto 5 anni di condanna. La sentenza è attesa il 24 marzo.

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