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Referendum, il No consolida il sorpasso. Secondo il sondaggio SWG, ha guadagnato 14 punti in tre mesi

I "propensi ad andare a votare" si attesterebbero tra il 46 e il 51%, mentre la quota di indecisi, in parte assorbita soprattutto dal fronte del No, sarebbe attualmente del 17%
Referendum, il No consolida il sorpasso. Secondo il sondaggio SWG, ha guadagnato 14 punti in tre mesi
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Secondo la rilevazione di SWG per il programma Otto e mezzo, gli italiani pronti a bocciare la riforma della giustizia sono il 52 per cento, mentre i Sì sono dati al 48 per cento. Un sorpasso avvenuto nella seconda metà di febbraio e consolidato ora dalla rilevazione condotta tra il 2 e il 5 marzo. In totale, dal sondaggio condotto lo scorso 24 novembre, i No avrebbero guadagnato ben 14 punti, passando dal 38 per cento all’attuale 52. Il contrario dei Sì che a novembre erano dati al 62%.

Percentuali che però cambiano tenendo conto dei “propensi ad andare a votare”, che oggi si attesterebbero tra il 46 e il 51%, con la quota di indecisi, in parte assorbita soprattutto dal fronte del No, attualmente al 17%. “Il margine d’errore statistico dei dati riportati è del 2,8% al livello di confidenza del 95%”, avverte SWG, che ha condotto l’indagine “su un campione di 1.200 soggetti maggiorenni residenti In Italia (4284 non rispondenti)”. Secondo Demopolis, invece, l’attuale propensione al voto sarebbe del 40%, con i No al 43%, i Sì al 41 e il 16% di indecisi. Un’ipotetica affluenza del 54%, invece, farebbe scendere i No al 41% mentre i Sì guadagnerebbero un punto e la percentuale di indecisi sarebbe del 17%.

Durante la trasmissione sono stati presentati anche i risultati della rilevazione di Demopolis sulle preoccupazioni degli italiani per il conflitto in Medio Oriente, con la possibilità di risposte multiple. Il 75% si è detto preoccupato per “il rischio di ulteriore allargamento del conflitto“, mentre l’aumento di bollette ma anche del prezzo di benzina e gasolio preoccupa il 68%. Per il 60% di chi ha risposto la preoccupazione va per le vittime civili. Minori i pensieri per la ripresa di atti terroristici (37%) e il possibile coinvolgimento nel conflitto delle basi Nato presenti in Italia (34%).

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A cura di Paolo Frosina
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