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La guerra in Ucraina continuerà: ora Zelensky ha bisogno di una non-sconfitta

Delineare e blindare il dopo-conflitto è fondamentale per Zelensky e sarà decisivo per giungere ad un accordo di fine guerra
La guerra in Ucraina continuerà: ora Zelensky ha bisogno di una non-sconfitta
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di Stefano Briganti

Finirà presto la guerra in Ucraina? I negoziati giungeranno ad un accordo in tempi brevi? Non sembrerebbe, se si ascolta ciò che il 24 febbraio a Kiev hanno detto i leader europei assieme a Zelensky e quello che ha detto Putin da Mosca.

“A Kiev per la decima volta dall’inizio della guerra. Per ribadire che l’Europa è al fianco dell’Ucraina, finanziariamente, militarmente… per inviare un messaggio chiaro sia al popolo ucraino che all’aggressore: non ci arrenderemo finché non sarà ristabilita la pace. La pace alle condizioni dell’Ucraina.” (Ursula Von der Leyen)

“A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, i leader della Coalizione dei Volenterosi… hanno offerto il loro pieno e incrollabile sostegno all’Ucraina nella sua lotta per la sovranità e l’integrità territoriale… hanno ribadito che i confini internazionali non devono essere alterati con la forza” e hanno “esortato la Russia a impegnarsi in modo costruttivo nei colloqui e ad accettare un cessate il fuoco completo e incondizionato” ribadendo “l’impegno a intensificare la pressione economica sulla Russia, anche attraverso ulteriori sanzioni…” (E. Macron).

Credo sia evidente a chiunque che parlare di “cessate il fuoco russo incondizionato”, di “non ci arrenderemo” finché Mosca non accetterà le condizioni ucraine e di irrinunciabile integrità territoriale, che poi è come dire “i russi devono tornare oltre i confini ucraini del 1991” di quattro anni fa (superata da Zelensky il 18 dicembre 2023 quando ammise di non avere la forza per riconquistare i territori perduti), equivale a dire che la guerra deve continuare.

Tutti sanno che l’integrità territoriale non è difendibile (tant’è vero che oggi si sta negoziando anche per i territori ucraini), che Mosca non accetterà mai un cessate il fuoco incondizionato e neppure tutte le condizioni che pone Zelensky inclusi i militari Nato in Ucraina. Perciò tutti, compreso Zelensky, decidono di far continuare la guerra dell’Europa/Nato contro la Russia.

Da Mosca la posizione è più netta: “gli obiettivi dell’operazione speciale non sono raggiunti e perciò il conflitto continuerà” essendo gli obiettivi quelli stabiliti nel 2022.

A questo si deve aggiungere che l’Europa non ha alcuna intenzione di chiudere la sua guerra economica contro la Russia anche dopo la firma di un accordo – quando questo avverrà. Bruxelles sta infatti decidendo di presentare il 15 aprile una proposta di legge per vietare definitivamente le importazioni di petrolio russo costruendo una legislazione che rimanga in vigore anche se un accordo di pace sulla guerra in Ucraina portasse alla revoca delle sanzioni da parte dell’Ue.

Però c’è un angolo poco illuminato su questo palcoscenico che perciò fa ben sperare. Si deve guardare agli incontri paralleli a quelli sull’accordo di pace. Delineare e blindare il dopo-conflitto è fondamentale per Zelensky e sarà decisivo per giungere ad un accordo di fine guerra. Il presidente ucraino, prima di approvare concessioni nelle trattative, vuole assicurarsi qualcosa di sostanzioso da portare agli ucraini come risarcimento per ciò che l’Ucraina lascerà al tavolo negoziale e soprattutto deve dire a chi ha perso parenti o è rimasto invalido nel conflitto che il loro sacrificio non è stato vano.

Prima vorrà avere in tasca gli impegni di investimenti multimiliardari Ue e Usa per la ricostruzione dell’Ucraina. Vorrà avere assicurato in modo irrevocabile l’ingresso nella Ue in tempi rapidissimi. Vorrà avere le garanzie di sicurezza legalmente vincolanti dai “volenterosi europei” e un flusso di soldi costante per diventare un “porcospino d’acciaio” magari con qualche aculeo nucleare. Perché di fronte alle centinaia di migliaia di vittime non basta dire “abbiamo vinto moralmente” ma dovrà poter affermare: “la vostra morte ha permesso la nascita di una Ucraina territorialmente nuova, menomata e no-Nato, d’accordo, ma sicura e nuova di zecca” e parafrasando M. Albright: “è valsa la pena tutto il sangue versato”. Insomma una non sconfitta che salvi il presidente.

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