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Aviano con le bombe nucleari, i supersatelliti di Niscemi, il mega arsenale di Camp Darby a Pisa: le basi Nato e i 13mila soldati Usa in Italia

Essere o non essere in guerra? La sovranità dell'Italia e le decine di siti Usa e Nato. Sul territorio nazionale è concentrata una delle più dense reti di infrastrutture militari occidentali: oltre cento siti collegati alla presenza americana o alle operazioni dell’Alleanza atlantica
Aviano con le bombe nucleari, i supersatelliti di Niscemi, il mega arsenale di Camp Darby a Pisa: le basi Nato e i 13mila soldati Usa in Italia
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La guerra di Stati Uniti e Israele in Iran ha riaperto una domanda che torna ciclicamente nella politica italiana: quanto è sottile il confine tra essere e non essere in guerra quando sul territorio nazionale è concentrata una delle più dense reti di infrastrutture militari occidentali? Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito l’attacco contro Teheran “al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Roma ha anche precisato che, almeno finora, Washington non ha chiesto l’utilizzo delle basi in Italia per operazioni contro l’Iran. Ma il dibattito resta aperto, se non altro perché l’articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Resta il fatto che nel Mediterraneo e nel fianco sud della NATO, il territorio italiano è uno dei principali nodi logistici della presenza militare americana. In Italia operano circa tredicimila militari statunitensi distribuiti in decine di infrastrutture, in un sistema regolato da tre diversi trattati: il NATO Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 e il Memorandum d’Intesa “Shell Agreement” del 1995.

Il polo più noto è la base aerea di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia. Qui è schierato il 31st Fighter Wing dell’aeronautica statunitense. Nella base sono inoltre custodite bombe nucleari statunitensi B61 nell’ambito del sistema di “nuclear sharing”. Altro sito sensibile è la base di Ghedi, in Lombardia, che anch’essa rientra nel programma nucleare condiviso della NATO con bombe B61 destinate a essere impiegate da aerei italiani in caso di conflitto.

Se Aviano e Ghedi rappresentano il vertice della deterrenza nucleare, il baricentro operativo verso il Mediterraneo si trova in Sicilia, nella base di Sigonella. L’installazione è un hub aeronavale per la marina statunitense e ospita droni da sorveglianza e velivoli da ricognizione. Fondamentale in questo quadrante è anche la base di Niscemi, dove opera il MUOS, un potente sistema di comunicazioni satellitari che garantisce il collegamento tra tutti i velivoli, droni, navi e sottomarini americani. Accanto ai poli operativi esistono nodi logistici fondamentali come Camp Darby a Pisa, uno dei maggiori depositi di munizioni USA fuori dal territorio americano. Nel Veneto, a Vicenza, il complesso di Caserma Ederle ospita il quartier generale delle forze terrestri statunitensi in Italia.

Il sistema si completa con installazioni navali e di comando tra Napoli e Gaeta, con centri radar distribuiti lungo la penisola. Complessivamente, la rete conta oltre cento siti collegati alla presenza militare americana o alle operazioni dell’Alleanza atlantica. Il loro utilizzo non è però automatico. Gli accordi prevedono che le installazioni restino sotto sovranità italiana: ogni sito è posto sotto il comando di un ufficiale italiano. Qualsiasi impiego operativo delle basi non previsto dalle missioni già autorizzate richiederebbe una decisione politica del governo e il coinvolgimento del Parlamento. Questo il crinale sul quale si muove oggi l’Italia: alleato chiave della NATO, ma formalmente non coinvolto nella guerra.

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