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Le compagnie assicurative: “Ferme intorno allo stretto di Hormuz 1000 navi per un valore di 25 miliardi di dollari”

Il blocco parziale del canale da cui passa il 20% delle esportazioni globali giornaliere di petrolio e gnl sta provocando forti aumenti dei prezzi globali
Le compagnie assicurative: “Ferme intorno allo stretto di Hormuz 1000 navi per un valore di 25 miliardi di dollari”
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Circa mille navi sono ferme nel Golfo Persico e nelle acque circostanti lo Stretto di Hormuz, mentre cresce la tensione in Medio Oriente e aumentano i rischi per il traffico marittimo. Il blocco parziale del canale sta provocando per questo forti aumenti dei prezzi globali, in particolare per il petrolio. Il Wti con consegna ad aprile quota 77,58 dollari al barile in crescita del 3,91% e il prezzo del Brent con consegna a maggio 84,01 dollari, +3,2%. Invece il gas al mercato Ttf di Amsterdam giovedì è in lieve rialzo a 49,5 euro, sotto i picchi toccati lunedì. I contratti future per aprile si attestano a 50,35 euro al megawattora dopo che ieri erano scesi sotto i 50. Intanto il settore marittimo internazionale ha ufficialmente designato lo Stretto, il Golfo di Oman e il Golfo Persico come “aree di operazioni belliche“.

Secondo i dati del mercato assicurativo Lloyd’s of London, citati da Reuters, metà delle 1000 navi ferme sono petroliere o trasportano gas. Il valore complessivo dei soli scafi e impianti di bordo, senza il carico, è superiore a 25 miliardi di dollari. Nonostante la situazione, domenica 1° marzo almeno 40 navi hanno comunque attraversato lo stretto, da cui passa il 20% delle esportazioni globali giornaliere di petrolio e gnl. I numeri arrivano dal principale hub mondiale per le polizze marittime e soprattutto per le coperture contro i rischi di guerra. Che sta dialogando con la U.S. International Development Finance Corporation (DFC) per mettere a punto un sistema di garanzie e assicurazioni contro il rischio politico per il commercio marittimo nel Golfo, come annunciato due giorni fa dal presidente Usa Donald Trump.

Washington ha anche lasciato aperta la possibilità che la Marina americana possa scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, se la situazione dovesse peggiorare. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha assicurato che l’intero team energetico dell’amministrazione Trump – dalla Casa Bianca al Consiglio per la leadership energetica nazionale fino ai segretari competenti – stava già pianificando queste misure.

Il Lloyd’s Market Association (LMA), che rappresenta tutte le compagnie che sottoscrivono polizze nel mercato dei Lloyd’s, ha accolto con favore l’iniziativa. La sua amministratrice delegata Sheila Cameron ha spiegato che la grande maggioranza delle navi presenti nella regione è assicurata proprio attraverso il mercato londinese e che le coperture restano per ora attive. Il tema delle assicurazioni è centrale perché senza copertura contro i rischi di guerra molte navi non possono entrare nelle zone considerate pericolose, con il risultato di bloccare o rallentare il commercio energetico globale.

Il mercato assicurativo marittimo di Londra ha già ampliato l’area del Golfo classificata come “ad alto rischio”, decisione che fa salire i premi assicurativi per le navi che transitano nella regione. Anche il broker assicurativo Marsh ha confermato di aver incontrato funzionari statunitensi per studiare soluzioni che consentano di ripristinare condizioni di sicurezza e assicurabilità per il traffico marittimo nel Golfo.

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