La beffa dei fondi green per i Comuni: soldi finiti in un mese. Il sindaco di Longare: “Pronto a consegnare le chiavi a Pichetto”
Sono furiosi i Comuni, ma anche forzisti e leghisti dei territori del Nord, dopo lo sospensione delle richieste per il Conto termico 3.0, il fondo pubblico per le opere di efficientamento energetico e a sostegno delle energie rinnovabili. I sindaci attendono quei soldi dal 2024, ma la finestra per inviare le domande si è aperta solo il 3 febbraio 2026, per chiudersi bruscamente un mese dopo, il 3 marzo: troppe richieste, oltre 2 mila, dunque il Gse (Gestore dei servizi energetici) ha chiuso il rubinetto perché i denari sono finiti. C’erano 900 milioni, 500 per le imprese e 400 per amministrazioni locali e pubbliche amministrazioni. Il Gse verificherà tutte le istanze: ma in 30 giorni l’ammontare complessivo è arrivato a 1,3 miliardi di euro. E ora?
Il sindaco di Longare: “Ho aperto un mutuo nell’attesa del Conto termico 3.0”
Il cerino è in mano ai sindaci che aspettavano famelici il Conto termico 3.0, per dare fiato a bilanci massacrati dai tagli (anche del governo Meloni). Molti amministratori hanno avviato i lavori, si sono indebitati, e ora non sanno come pagare le aziende e rimborsare i crediti. Il caso esemplare è a Longare, 5.500 anime in provincia di Vicenza. “Ho scritto al prefetto perché sono in ginocchio e non so come finanziare i lavori”, dice a ilfattoquotidiano.it il sindaco 33enne Matteo Zennaro. Ha inviato la richiesta al Gse il 17 febbraio e ora manda l’avviso al ministero dell’Ambiente: “Se non arrivano i soldi del Conto termico al mio Comune sono pronto a chiudere gli uffici e consegnare le chiavi a Pichetto Fratin, così ci pensa lui a fare il sindaco”. Il primo cittadino veneto è infuriato perché ha aperto un mutuo da un milione di euro, con lo scopo di tamponare i ritardi del Conto termico 3.0 e concludere i lavori nel palazzetto dello sport. Senza il credito, rischiava di perdere anche i fondi del Dipartimento sport di palazzo Chigi: 250 mila euro. Sono serviti a ristrutturare l’impianto sportivo per renderlo accessibile ai disabili, anche grazie al milione stanziato dalla Regione Veneto: all’appello mancavano solo i soldi del Conto termico 3.0. Ecco perché Zennaro ha aperto un mutuo: contava sui soldi dal Gse per rimborsarlo. Per ora il Gestore energetico ha sospeso le richieste.
Le proteste su Facebook: “Un miliardo di richieste? Con la fame di soldi che c’è non mi stupisco”
Zennaro non è l’unico sindaco arrabbiato e deluso. Sulla pagina Facebook “Se sei sindaco”, il gruppo degli amministratori locali accessibile solo agli iscritti, fioccano le proteste. Scrive sulla bacheca l’ex sindaco di Rolo Luca Nasi: “Conto termico 3.0 già esploso, 400 milioni sono un’inezia, tipo 200 scuole l’anno…”. “Forse non conoscono la Penisola e abitano a Montecarlo”, gli fa eco Michele De Sabata, primo cittadino di Premiaricco. “Sembrano arrivate oltre 1 miliardi di richieste”, fa notare l’amministratore del gruppo Davide Ferrari, ex sindaco leghista passato a palazzo Chigi. “Con la fame di soldi che c’è non mi stupisco”, gli risponde Fausto Prampero, primo cittadino a Varmo.
A far saltare il banco è stata la novità più attesa del Conto termico 3.0: rimborso fino al 100 per cento del costo delle opere, per Comuni sotto i 15 mila abitanti. Una sorta di superbonus per i piccoli municipi. L’85 per cento delle 2.200 domande inviate in un mese riguarda quel tipo di intervento, secondo la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava (Lega). L’incentivo copre le ristrutturazioni green di scuole, case di riposo per anziani, centri diurni per i disabili. Non solo: le nuove regole ampliano la platea dei beneficiari, includendo cooperative, comunità energetiche e le cosiddette Esco (Energy Service Company). Dunque, dicono gli amministratori, l’aumento delle richieste era prevedibile e occorreva adeguare la dotazione: 900 milioni non bastano per l’edilizia green. Lo scopo del Conto termico è risparmiare energia e soldi nelle bollette di luce e gas, con pompe di calore, caldaie ecologiche, infissi nuovi, cappotti termici, impianti fotovoltaici e altri interventi. Con la guerra in Iran e il timore di nuovi rincari petroliferi, un’esigenza quanto mai viva per le pubbliche amministrazioni. Del resto, la misura doveva servire ad aumentare i fondi per le opere di efficientamento energetico, insufficienti, per via dei rincari energetici esplosi dopo la pandemia e con la guerra in Ucraina. Correva l’anno 2022, Draghi era al governo: da allora il tema è in agenda.
Il decreto arenato con Meloni e Pichetto
Ma con Giorgia Meloni a palazzo Chigi e Gilberto Pichetto Fratin al ministero dell’Ambiente, il dossier si è arenato. Aziende edili e Comuni aspettavano il decreto del Mase sul Conto termico 3.0 già nell’estate 2024, dopo la chiusura a maggio del Tavolo tecnico. Invece è arrivata la lunga lista dei rinvii con imprese e pubbliche amministrazioni sempre sulle spine. L’8 aprile 2025 l’Anci ha spedito una lettera a Gilberto Pichetto Fratin per sollecitare la pratica: “in diversi territori, come il Veneto o l’Emilia-Romagna, il rischio che le amministrazioni comunali perdano risorse importanti per efficientare il proprio patrimonio sta generando da settimane un crescente malcontento”. Il decreto ministeriale per il Conto Termico 3.0 è giunto il 7 agosto 2025. Il 19 dicembre il Mase ha approvato le Regole applicative. Dal 3 febbraio giungono le richieste al portale del Gse, da ieri è impossibile inviarne altre. Tutti gli amministratore si pongono una domanda: il ministero dell’Ambiente stanzierà nuovi fondi o il cerino resterà nelle mani dei sindaci?