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“Quando Mark è uscito io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra”, la madre di Mark Samson racconta il femminicidio di Ilaria Sula

Nell'aula bunker la donna - che ha già patteggiato per l'occultamento del cadavere - ricostruisce le fasi precedenti e successive alla morte della ragazza: dalla scoperta del corpo alla pulizia della stanza e dello zaino
“Quando Mark è uscito io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra”, la madre di Mark Samson racconta il femminicidio di Ilaria Sula
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“Quando Mark è uscito di casa io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra, ho preso lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti dentro e ho buttato tutto”. Questo il fulcro del racconto della madre di Mark Antony Samson, ascoltata oggi in udienza nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Roma, nel processo per il femminicidio di Ilaria Sula, la giovane uccisa a marzo scorso a coltellate nell’appartamento del ragazzo in via Homs, nel quartiere Africano. Dopo il delitto, il giovane ha messo il corpo in un trolley e poi l’ha gettato da un dirupo nel comune di Capranica Prenestina, in provincia di Roma.

La madre, che ha già patteggiato la condanna per concorso in occultamento di cadavere, ha ripercorso le ore che hanno preceduto e seguito il delitto. “Quella mattina Mark ha aperto la porta della sua stanza, ho visto che stava piangendo, aveva il volto completamente arrossato e tremava”, ha raccontato. La donna ha poi aggiunto: “Ho provato ad abbracciarlo e in quel momento ho visto il corpo di Ilaria a terra, a faccia in giù. Dalla porta si vedevano i piedi”. In aula ha ricordato anche quanto accaduto la sera precedente all’omicidio: “Mark mi aveva scritto un messaggio chiedendomi di non entrare nella sua stanza e poi aggiunse: ‘È l’unica cosa che ti chiedo, devo concentrarmi’”.

Il mattino seguente, ha continuato, il figlio si comportò inizialmente in modo apparentemente normale. “Quando mi sono svegliata, verso le nove, è venuto in cucina e mi ha abbracciato. Poi ha preparato il caffè, mettendo due tazzine e dicendo che Ilaria era con lui nella stanza”. Poco dopo, però, la situazione è trascesa rapidamente. “Ho sentito i due discutere ad alta voce. Erano nella camera di Mark e parlavano animatamente. Mi sono preoccupata e sono andata a bussare alla porta, ma Mark mi disse: ‘Mamma, stiamo solo parlando’”. Ma poi, commossa, ha spiegato: “Subito dopo ho sentito Ilaria gridare dalla stanza che urlava: ‘Adesso che cosa vuoi fare?’”. La madre ha raccontato di aver tentato di entrare, ma il figlio glielo avrebbe impedito. Poi la tragedia: “Quando finalmente la porta si è aperta ho visto molto sangue sul pavimento, soprattutto vicino alla testa di Ilaria”.

Secondo la sua testimonianza, subito dopo il giovane l’avrebbe portata nella sua stanza e le avrebbe chiesto aiuto: “Mi ha chiesto: ‘Mamma, abbiamo una valigia?’”. Poi le avrebbe chiesto di uscire per comprare alcune cose: “Mi ha detto di prendere delle buste e del detersivo”. Subito dopo il figlio avrebbe iniziato a ripulire il pavimento usando dei fazzoletti di carta. “Io gli ho dato dei vestiti vecchi”. In quel momento, ha raccontato ancora, gli avrebbe detto: “Basta che hai tolto il grosso”.

Perché quando lei ha sentito Ilaria urlare dalla stanza di Mark non è intervenuta? Perché quando il figlio ha aperto la porta e lei ha visto il corpo di Ilaria non ha chiamato la polizia? Magari era ancora viva e si sarebbe potuta salvare. Invece non l’ha fermato – dicono Flamur e Gezime Sula, genitori di Ilaria Sula, a margine dell’udienza del processo – Venire qui in aula per noi è sempre una ferita aperta. È un anno che non vediamo Ilaria, le scuse non esistono per un fatto del genere”.

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