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La Casa Bianca: “La Spagna ha accettato di cooperare sulle basi per l’Iran”. Ma Madrid smentisce: “Non abbiamo idea di cosa stiano parlando”

La Casa Bianca: “La Spagna ha accettato di cooperare sulle basi per l’Iran”. Ma Madrid smentisce: “Non abbiamo idea di cosa stiano parlando”
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Nello scontro a distanza tra Donald Trump e Pedro Sànchez si aggiunge un’ulteriore sorprendente capitolo. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha infatti annunciato che “la Spagna ha accettato di ‘cooperare’ con l’esercito statunitense sull’Iran”. “Credo che la Spagna ieri abbia capito forte e chiaro il messaggio del presidente e, da quanto ho capito, nelle ultime ore hanno accettato di collaborare con l’esercito Usa”, ha insistito Leavitt. Ma dopo poco più di venti minuti da Madrid è arrivata la smentita “categorica” per usare la parola usata dal governo spagnolo: “Non è cambiata una virgola e non ho la minima idea a cosa si riferisca” dice il ministro degli Esteri, José Manuel Albares. Al centro c’è l’uso delle basi militari congiunte di Moron e Rota. “C’è un accordo bilaterale e al di fuori del quadro di questo accordo non ci sarà l’uso delle basi”, ha tagliato corto Albares.

“La nostra posizione di ‘no alla guerra‘ rimane chiara e inequivocabile” prosegue il ministro degli Esteri parlando a Cadena Ser. “Esiste un accordo, un accordo bilaterale, e al di fuori del quadro di tale accordo bilaterale, non ci sarà alcun utilizzo di basi sovrane spagnole. Qualsiasi operazione deve avvenire nell’ambito delle Nazioni Unite“. Più chiaramente: “La Spagna è un Paese sovrano che prende autonomamente le proprie decisioni in politica estera”. Albares si è detto “non preoccupato” delle minacce di Trump: “Qualsiasi coercizione nei confronti della Spagna è una coercizione nei confronti di tutti gli europei, e noi abbiamo la loro solidarietà”. Gli interrogativi sul conflitto sono molti, aggiunge Albares: “Non sappiamo quando qualcuno considererà di aver raggiunto i propri obiettivi, ma sappiamo cosa è stato scartato: la democrazia“. Albares ha avvertito che ci troviamo in “un momento molto pericoloso, di cui è molto difficile prevedere le conseguenze”, e ha parlato di una regionedestabilizzata” le cui “ripercussioni economiche cominciano a farsi sentire all’estero. È importante fermare questa spirale di violenza, la cui fine non possiamo prevedere”.

Lo scontro tra Spagna e Stati Uniti può avere risvolti imprevedibili, e non solo sul fronte dei dazi. Il presidente francese Emmanuel Macron (aggiornato in serata sulle operazioni direttamente da Trump) saldando l’asse con Madrid degli ultimi mesi, martedì sera aveva dato un giudizio molto simile dell’attacco all’Iran, sebbene Parigi sia stata comunque tra le più pronte a dirsi disponibile con i Paesi del Golfo per eventuali aiuti a difesa degli attacchi di Teheran. Ancora più clamorosa, forse, è la presa di distanza di Londra. “Restiamo fuori dalla guerra, non ripeteremo gli errori dell’Iraq”, ha scandito il premier Keir Starmer alla Camera dei Comuni. Trump neppure per il suo alleato atlantico più stretto ha avuto parole d’affetto nel corso dell’incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Le immagini del capo del governo della Germania che, di fianco a Trump, restava inerte di fronte al presidente americano che annunciava di voler troncare i rapporti commerciali con Madrid e, anzi, ricordava lo scarso impegno della Spagna sul 5% alla Nato, hanno fatto il giro del web. E Albares ha espresso “sorpresa” alla Germania per la mancata solidarietà. La spaccatura è politica, e potrebbe influenzare i rapporti tra i partiti europei nei prossimi mesi.

“Sanchez è il punto di riferimento per un’alternativa ai Maga”, ha sottolineato il capodelegazione del Pd al Pe Nicola Zingaretti. Sull’onda dello scontro, i Socialisti sono riusciti ad ottenere un nuovo rinvio del voto sull’intesa sui dazi tra Ue e Usa. Ma, assieme ai Verdi, non sono riusciti a guadagnare la platea della Plenaria della prossima settimana per lo scontro tra gli Usa e la Spagna. Il tema non sarà trattato, grazie all’asse tra Popolari, Conservatori e Patrioti (le famiglie del centrodestra italiano), che nella conferenza dei capigruppo hanno bocciato l’inserimento del dibattito in agenda.

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