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Attacco all’Iran, le Borse Ue rimbalzano dopo due giorni di cali. Il prezzo del gas scende e il petrolio riduce il rialzo

Chiusure positive per i listini del Vecchio continente. Crollo per quelli asiatici: l'economia sudcoreana, produttrice di chip e dipendente dall'importazione di combustibili, risente del blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall'Iran
Attacco all’Iran, le Borse Ue rimbalzano dopo due giorni di cali. Il prezzo del gas scende e il petrolio riduce il rialzo
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Reduci dai tonfi delle due sedute precedenti causa attacchi all’Iran, le Borse europee hanno ripreso slancio, con il gas che ha girato in calo e il petrolio che ha ridotto il rialzo. Dopo il crollo dei mercati asiatici (Seul ha perso il 12%, male anche Hong Kong e Shanghai), per il Vecchio continente si è aperta una giornata di una tregua. Tutti i listini hanno chiuso tonici, con Milano a +1,95% e Francoforte a +1,86%. Parigi è salita dello 0,79% e Londra dello 0,75%. Bene anche Amsterdam (+0,99%) e Madrid (+2,43%). I futures sul gas Ttf scambiati all’hub di riferimento europeo di Amsterdam hanno archiviato la seduta su livelli molto inferiori a quelli dei giorni scorsi. I futures per aprile cedono l’8,34% e tornano sotto quota 50 euro anche se di poco, a 49,76 euro al megawattora. I futures per maggio cedono il 9,017% a 48,12 euro e quelli per giugno il 9% a 46,425 euro. Ieri il Ttf aveva chiuso a 53,6 euro.

Si è attenuata anche la tensione sui titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund tedesco ha chiuso a 68 punti base, in deciso calo rispetto all’avvio di seduta di oggi che aveva confermato (a 73 punti base) il deciso rialzo degli ultimi giorni. Il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario è al 3,43%, quello del decennale tedesco al 2,74%.

A risentire degli eventi in Medio Oriente è stata invece soprattutto la Corea del Sud. Seul basa la propria economia sulle aziende produttrici di microchip come Samsung e SK Hynix, primo e secondo produttore di chip al mondo, che oggi perdono rispettivamente l’11,7% e il 9,6%. La loro capacità di mandare avanti la produzione, importando la Corea quasi tutte le materie prime per generare energia, è legata a doppio filo con le importazioni di combustibili, provenienti dallo Stretto di Hormuz, lo snodo da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, oggi bloccato dai Pasdaran iraniani come strategia contro gli Stati Uniti e i paesi del golfo schierati dalla parte dell’alleato americano.

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