L’Ue svela l’Industrial Accelerator Act: incentivi e priorità agli appalti pubblici per prodotti “made in Europa”. Le regole per auto e manifattura
Industrie ad alta intensità, automotive e tecnologie pulite. Dopo vari rinvii, la Commissione europea ha proposto l’Industrial Accelerator Act, la strategia per l’industria con cui fisserà criteri di “made in Europe” e di “basse emissioni di carbonio” per l’accesso ad appalti pubblici e altre forme di sovvenzioni pubbliche. Il regolamento vede la luce dopo settimane di trattative intense e si applica a settori industriali strategici, come alluminio, cemento, acciaio, pannelli solari, nucleare e veicoli elettrici. L’obiettivo complessivo è garantire che l’industria manifatturiera rappresenti il 20% del Pil Ue entro il 2035 (nel 2024, il settore rappresentava il 14,3%).
La proposta prevede che dal gennaio 2029 nei settori delle costruzioni e dell’automotive si applichino quote minime di prodotti a basso contenuto di carbonio e di origine europea: 25% per l’alluminio e 5% per il cemento. Per l’acciaio sarà invece previsto solo un requisito minimo del 25% di contenuto low-carbon. Il regolamento, dunque, contiene norme dall’applicazione mirata e limitata ad alcuni settori (come le tecnologi verdi e l’automotive) che si applicherebbero quando in gioco c’è denaro pubblico, come negli appalti e nei casi in cui sono previsti incentivi.
Sul fronte delle tecnologie pulite, il regolamento indica le componenti a cui si applica il criterio di preferenza europea, ovvero eolico, batterie, solare fotovoltaico, elettrolizzatori, pompe di calore e alcune componenti del nucleare. Quanto all’automotive, la legge propone di applicare il criterio “made in Europe” alle auto interamente assemblate nell’Unione, con almeno tre componenti della batteria – tra cui le celle – e almeno il 70% di componenti non relativi alla batteria fabbricati nei 27 Paesi membri. Ciò dovrebbe rafforzare le capacità produttive europee e stimolerà la domanda di tecnologie e prodotti puliti fabbricati in Europa.
Il regolamento interviene anche sugli investimenti esteri introducendo sei condizioni nei settori strategici che superano i 100 milioni di euro, per i Paesi che controllano più del 40% della capacità produttiva globale. Tra queste, il trasferimento di know-how, garantire un minimo del 50% di lavoratori europei o lanciare joint venture con uno o più aziende Ue (con un massimo di 49% di capitale straniero). Almeno quattro delle sei condizioni dovranno essere rispettate. Tra le altre cose, il regolamento promuove la creazione di aree di accelerazione industriale con la creazione di poli industriali per attrarre investimenti nella decarbonizzazione. Si propone infine di snellire e digitalizzare le procedure di autorizzazione per i progetti industriali, introducendo uno sportello unico digitale. La proposta della Commissione Ue dovrà essere negoziata da Parlamento e Consiglio Ue per un accordo finale.
Le regole si applicheranno anche ai Paesi terzi che offrono alle imprese dell’Ue reciprocità nell’accesso ai propri mercati. Secondo fonti dell’esecutivo europeo, si tratterà di una quarantina di Paesi ai quali si applicheranno gli stessi criteri di accesso agli appalti pubblici.
“Oggi segna un passo importante nel rinnovamento della dottrina economica europea affinché l’Unione sia pronta per il XXI secolo, come raccomandato dalla relazione Draghi” ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue per la strategia industriale, Stéphane Séjourné. “Di fronte a un’incertezza globale senza precedenti e a una concorrenza sleale, l’industria europea può contare sulle disposizioni di questo atto per stimolare la domanda e garantire catene di approvvigionamento resilienti in settori strategici”, ha osservato. “Creerà posti di lavoro indirizzando il denaro dei contribuenti verso la produzione europea, riducendo le nostre dipendenze e rafforzando la nostra sicurezza economica e sovranità”.