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Famiglia nel bosco, l’ipotesi di rientro in Australia e l’offerta di una casa gratis in Italia per i prossimi 12 anni

I tre bambini vivono da mesi in una struttura protetta in Abruzzo dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. I genitori si appellano al governo di Anthony Albanese, mentre una fondazione garantisce il sostegno economico
Famiglia nel bosco, l’ipotesi di rientro in Australia e l’offerta di una casa gratis in Italia per i prossimi 12 anni
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Si apre un nuovo capitolo nella vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia australiana-britannica a cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la capacità genitoriale sui tre figli, avrebbero chiesto al governo australiano guidato da Anthony Albanese di intervenire per consentire il rimpatrio. La notizia è stata riportata dal The Sydney Morning Herald, mentre Nathan Trevallion ha parlato al programma televisivo australiano “60 Minutes”, descrivendo il proprio stato d’animo: “Mi sento vuoto di dentro, pieno di tristezza. Non si meritano quello che sta succedendo a loro”. I tre bambini – una figlia di otto anni e due gemelli di sei – vivono da quasi quattro mesi in una struttura di accoglienza in Abruzzo, dopo l’allontanamento disposto dai giudici minorili.

L’incontro con i legali a Chieti

La coppia è attualmente sottoposta a una perizia disposta dallo stesso Tribunale sulla capacità genitoriale. Il 20 febbraio scorso, all’uscita dallo studio della psichiatra Simona Ceccoli, al termine della quarta seduta, i due avevano ringraziato pubblicamente per il sostegno ricevuto, senza rilasciare ulteriori commenti. Le perizie sui bambini sono in programma il 6 e 7 marzo. Successivamente il perito avrà 60 giorni di tempo per depositare la relazione in Tribunale. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente dei legali della coppia, ha dichiarato di ritenere opportuno un ricongiungimento dell’intero nucleo familiare in una struttura idonea, con il monitoraggio dell’azienda sanitaria competente. Secondo quanto stabilito dall’ordinanza dei giudici minorili, la sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dalla casa nel bosco – ritenuta insalubre – restano al momento in vigore.

Solidarietà e sostegno economico

Mentre prosegue l’iter giudiziario, alla famiglia è arrivato un ulteriore sostegno concreto. L’affitto dell’abitazione che oggi ospita Nathan Trevallion sarà coperto da una fondazione fino alla fine dell’anno e, se necessario, fino al compimento dei 18 anni dei tre figli. L’annuncio è stato dato dai proprietari della “Casetta di nonna Gemma”, Armando Carusi e la figlia Leonora. A farsi carico delle spese sarà la Fondazione “Pia Miramar Ets”, intervenuta dopo un appello pubblico lanciato da Catherine Birmingham.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, un architetto di Trieste – che ha scelto di restare anonimo – si è detto disponibile a garantire la copertura dell’affitto: prima fino alla fine del 2025, oppure fino al raggiungimento della maggiore età dei bambini, attualmente ospitati in una struttura protetta a Vasto. I gemelli più piccoli compiono sei anni proprio domani. In caso di sostegno prolungato, l’aiuto economico potrebbe estendersi per altri dodici anni. In attesa delle conclusioni peritali e delle decisioni del Tribunale, la famiglia resta sospesa tra il percorso giudiziario italiano e l’appello alle autorità australiane.

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