Forniture di gas sicure, ma Bruxelles trema sui prezzi. Come il ministro Pichetto: “Tengo in riserva le centrali a carbone”
Disponibilità di gas e petrolio ce n’è, ma sui prezzi è tutta un’altra storia. È questo, in sintesi, il messaggio che arriva – per l’Italia – dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. E anche dall’Unione europea, dopo la riunione del gruppo di coordinamento sul gas, convocata per discutere della sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Unione alla luce dell’escalation in Medio Oriente. E del costo. La prossima riunione del gruppo di esperti è prevista per il 26 marzo, ma a Bruxelles non si esclude che possa essere necessario organizzare un vertice ad hoc prima di quella data. Ci sarà anche l’Italia con Pichetto Fratin. Per il gas e il petrolio “siamo nella condizione di essere abbastanza sicuri quantitativamente. Siamo il paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorsa, soprattutto sul gas”, spiega al TgCom24, a margine del Key-The Energy Transition Expo 2026 di Rimini. E proprio affrontando la questione dei prezzi (e delle bollette) in un momento geopolitico a dir poco complesso, Pichetto coglie l’occasione per aprire ancora un altro po’ la porta al combustibile fossile più inquinante, ossia il carbone.
Per Bruxelles ad oggi l’approvvigionamento non è un problema
Nel suo intervento introduttivo, la Commissione Ue avrebbe ribadito che non sussistono preoccupazioni immediate sulla sicurezza dell’approvvigionamento, anche dal momento che lo stoccaggio di gas rimane stabile al 30%, in linea con gli obiettivi di riempimento invernale del 90%. Da Palazzo Berlaymont è stato inoltre assicurato che gli Stati Uniti rimangono il principale fornitore di gas naturale liquefatto all’Europa e che questi carichi non sono influenzati dalla situazione in Medio Oriente. Durante la riunione europea hanno preso la parola i rappresentanti di Ungheria, Spagna, Italia, Germania, Francia, Polonia e Belgio, oltre al rappresentante dell’Agenzia internazionale dell’energia. Secondo il gruppo di coordinamento Ue sul gas “non ci sono problemi di sicurezza dell’approvvigionamento, ma i prezzi e le conseguenze rimangono motivo di forte preoccupazione”. La durata del conflitto, l’entità dei danni e la sospensione delle attività degli impianti di Gnl in Qatar “determineranno le conseguenze per i mercati europei” ha spiegato un funzionario Ue dopo la riunione. Al momento non sono state richieste misure coordinate a livello Ue, né misure individuali.
Il ministro dell’Ambiente sul vertice a Palazzo Chigi
Il ministro Pichetto, invece, al TgCom24 ha parlato del doppio vertice che si è svolto ieri a Palazzo Chigi: “Abbiamo fatto un punto della situazione, un punto mobile rispetto a cosa che sta succedendo in Medio Oriente, con una valutazione sulla sicurezza, per avere la garanzia di una quantità sufficiente di gas e petrolio, e sui risvolti dei prezzi”. Alla prima riunione hanno partecipato Giorgia Meloni, Pichetto Fratin, i ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa, Guido Crosetto e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Poi il vertice si è allargato a Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, amministratori delegati di Eni e Snam, con cui è stata fatta “un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia”, nonché di “azioni di mitigazione che il governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo”. Sul fronte del gas non ci sarebbero problemi nel breve periodo, perché le scorte obbligatorie di opportunità sono “corpose” e lo Stretto di Hormuz per ora non è chiuso. Gli stoccaggi a novembre sfioravano il 95%, secondo i dati di Snam. E il Gnl – per cui il Qatar ha bloccato la produzione nel principale impianto mondiale – per l’Italia vale solo un terzo delle importazioni. Presto, però, bisognerà pensare agli stoccaggi per l’inverno prossimo e si seguono con attenzione le oscillazioni del Ttf, il prezzo del gas europeo alla Borsa di Amsterdam. Ma se sull’approvvigionamento, come ribadito da Pichetto, per ora non ci sono allarmi, c’è poi tutta la questione legata ai prezzi.
Il nodo dei prezzi
“Il fronte prezzi è regolato da un sistema molto particolare” ricorda Pichetto Fratin, secondo cui “la frizione sul Qatar e sullo stretto di Hormuz, da quale passa il 20% del gas mondiale, crea tensione quantitativa sui mercati, non diretta all’Italia, ma diretta ad altri Paesi del mondo, che automaticamente vanno ad acquistare gas su altre fonti di approvvigionamento”. Questo determina un rialzo del prezzo dovuto alla domanda-offerta si riversa sulla borsa Ttf di Amsterdam, e lì si fa il prezzo che vale per tutti. Pichetto Fratin fa l’esempio del gas naturale liquefatto che parte dalla Florida e arriva in Europa. “Quando parte dalla Florida costa 10 dollari al megawattora. Poi – spiega – possiamo metterci il trasporto, la mediazione, la rigassificazione. Farà 25 – 30 dollari? Come tocca il Portogallo, il gas ha il prezzo del Ttf, che questa mattina (4 marzo, ndr) è circa 55 euro al megawattora”. Da qui una serie di preoccupazioni dovute al fatto che il sistema del prezzo dell’energia in ambito europeo è fissato con un criterio stabilito qualche decennio fa. “Con il prezzo del peggior impianto nel peggior quarto d’ora del giorno prima. E guarda caso – aggiunge Pichetto – il peggior impianto in un Paese come l’Italia, dove il gas pesa ancora col termoelettrico per il 40%, è normalmente per il 70-80% delle ore il termoelettrico. E, quindi, dato dal gas, con cui l’Italia produce ancora circa il 40% dell’energia”.
La ricetta (eventuale) di Pichetto: “Tengo a freddo anche le centrali a carbone”
Per questa ragione, come più volte ribadito, per il ministro la soluzione migliore è diversificare. Finora questo ha sempre significato non rinunciare a nulla e, anzi, non accelerare l’abbandono delle fonti fossili. “È chiaro che noi dobbiamo andare avanti sulle rinnovabili. Dobbiamo aggiungere altre e più moderne produzioni di energia da fonte neutra che non abbiano emissioni, e qui mi riferisco essenzialmente a idrogeno e nucleare” spiega il ministro, secondo cui l’Italia ha “il costo dell’energia doppio rispetto alla Francia che ha tutto nucleare, o la Spagna che ha nucleare e fotovoltaico”. Ma il ministro, in questo momento, pensa anche a produzioni meno moderne e certamente non prive di emissioni. “In questo momento – avverte – vista anche questa situazione di difficoltà internazionale, tengo in riserva a freddo anche le centrali a carbone, che non vorrei mai riattivare ma che però sono da tenere come riserva a cautela dell’interesse del nostro Paese”.