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Lo schivo Calenda, il suo lato umano e il gatto di Schrödinger

NON C'È DI CHE - Nessuno che lo conforti col balsamo d’un ganascino, come accade invece a Renzi; forse perché il nostro, d'indole, è poco incline all’ostentazione
Lo schivo Calenda, il suo lato umano e il gatto di Schrödinger
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Tra tutte le forme di vita animale, Carlo Calenda è probabilmente la più negletta dagli osservatori. Il volgo, sempre proclive a infiammarsi per qualsivoglia trastullo (dai selfie ai podcast ascoltati a velocità doppia; dai videogiochi al binge-watching di serie poliziesche in streaming; perfino Sanremo!), suole ignorarlo quando s’atteggia a torero Camomillo dell’arena politica: nessuno che lo conforti col balsamo d’un ganascino, come accade invece a Renzi; forse perché Calenda, d’indole, è schivo e poco incline all’ostentazione.

M’imbattei nel suo lato umano per puro accidente. La scorsa settimana stavo stendendo un trattatello sulle crisi emotive dei politici che alle europee non arrivano manco al 4% allorché il mio sguardo cadde su un reel di Instagram: Calenda era testé approdato a Kiev, scortato da un drappello di sodali. Il mio lavoro di ricerca consiste nell’isolare il politico dal restante bestiario per scrutarne le singolarità, giacché sovente accade che, nel segreto del privato, l’individuo si atteggi altrimenti che non fra la calca. Senonché Calenda è quasi sempre assediato: o da cronisti bramosi di carpirgli una boiata delle sue, o da simpatizzanti che gli si stringono d’attorno perché attratti da sì curioso organismo, uno dei cui tratti peculiari è il modo con cui apre e chiude le palpebre (mai all’unisono): il che suscita immediata simpatia (cosa combinino le sue palpebre di notte, chi può dirlo).

Ora: non per diffondere pettegolezzi, ma credo che i lettori di questa prestigiosa rubrica debbano essere messi al corrente del fatto (se non lo sanno già) che Calenda non è in realtà né una cosa né l’altra, quanto a collocazione politica. Un giorno può essere di destra, un altro di sinistra, secondo capriccio, convenienza o per effetto dello sguardo altrui (come il gatto di Schrödinger, infatti, finché Calenda è a casa sua e non è osservato, è simultaneamente di destra e di sinistra. E’ una famosa legge della fisica quantistica, quindi non fate quelle facce interrogative: sembrate solo stupidi.). Nei giorni più tetri, quando tutto sembra andargli storto, può persino decidere di lasciarsi semplicemente prendere per il culo su X. Certo, se seguissimo l’esempio di questa umilissima creatura confindustriale, finiremmo tutti quanti dall’analista; ma lui è contento così.

Qual non fu dunque il mio sbigottimento, l’altro dì, nello scorgerlo immerso in una cupa mestizia. Scosso da singulti, ricusò il Ciocorì offertogli da un devoto. Un altro gli porse del pongo, nel caso avesse voglia di fare un po’ di modellato. Nulla. Allora un terzo lo sollevò di peso dalla poltrona e lo trasse alla finestra, mostrandogli le automobili di passaggio, un diversivo che di solito lo sollazza. Niente. Un 33 giri su un Garrard vetusto (“Nico Fidenco canta Paul Anka”) sortì egual fallimento. Lo misero dunque seduto al centro dell’ellepì e lo fecero roteare a 78 giri, velocità vertiginosa che suole procurargli ilarità convulse. Ciccia. Si trattava, con tutta evidenza, di uno stress emotivo più lacerante. Consultato il Krafft-Ebing, i seguaci appresero che politici siffatti inclinano a passioni autodirette: Calenda s’era invaghito di se stesso!

Volendo distoglierlo da tale follia, lo condussero a Teheran, dove si mise a urlare, in una piazza Enghelab gremita da iraniani in lutto: “Coraggio, giovani sciiti: meritate la libertà da una criminale teocrazia! Noi di Azione siamo con voi!”. Preso subito a calci in culo da un drappello di agenti Mossad travestiti da Guardiani della Rivoluzione (gli stava rovinando la piazza), il suo spleen peggiorò. Ma si pensò che la gaiezza/ del rutilante carneval di Rio/ ricolorir potesse il mesto/ suo bel faccion da formaggino Mio. E in Brasile, davanti alla samba no pé di Bellinha Delfim, il nostro eroe riuscì finalmente a dichiarare il proprio amore a se stesso, ripristinando in toto la sua cenestesi. Ah, le capricciose bizzarrie della Natura!

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