Siamo da troppo tempo nelle mani di burattinai senza scrupoli: ormai ne siamo corresponsabili
di Susanna Stacchini
Da troppo tempo, il mondo è nelle mani di burattinai senza scrupoli che animano i loro pupazzi solo per mettere in scena il racconto di un mondo che non c’è. Un racconto artefatto e mistificatorio, per rendere sempre più difficile capire che cosa è vero o falso. L’allegoria del “buon governo”, per continuare a mentire, facendo l’opposto contrario di quanto dichiarato.
Marionettisti che attraverso un eloquio confondente e fuorviante ingarbugliano le acque per ingarbugliare le menti. Parole e ossimori semantici, usati con consapevole scorrettezza, fino a spacciare come valore un disvalore e come verità una menzogna. Una narrazione che rientra a pieno titolo in una strategia molto più ampia e ben orchestrata. Picconare la democrazia, rendendoci sempre meno informati, consapevoli e quindi liberi.
Pupari avvezzi a una comunicazione disturbante e tossica, studiata a tavolino, per omologare le idee e mantenere comodamente intatti gli equilibri di potere. “Padri nobili” di un sistema progettato per ostacolare il più possibile la messa a fuoco di qualunque verità a loro scomoda. Un sistema ideato e collaudato per sfiancare chiunque cerchi di capire la realtà delle cose. Capacità critica e idee proprie e indipendenti trattate alla stregua di posture eversive, da guardare con sospetto.
Un apparato concepito e organizzato in modo che sopraffazione e inganno possano diventare medaglie al valore e il malcapitato uno da biasimare e ridicolizzare, perché non ci ha saputo fare. Con Mangiafuoco loro mentore, ci siamo affidati a burattinai cinici e autoritari che considerano il mondo il loro palcoscenico e i cittadini i loro fantocci. Non ci guidano, ci manovrano. Non si prendono cura della terra, la sfruttano. Non governano il mondo, lo usano, lasciando che siano i grandi interessi privati a dettare linea e scaletta.
Insomma, penso al mondo come a una grande ragnatela, tessuta e intrecciata ad arte perché a noi gente comune non resti che fare la fine della mosca, rimanerci impigliati. E così è stato, ridotti come siamo a “sudditi”, sfiduciati, rassegnati e paradossalmente pure complici.
Una corresponsabilità che va avanti da decenni, esercitata in prima istanza attraverso un voto, troppo spesso frutto di un’esagerata predisposizione al compromesso, nella sua accezione più negativa e un’altrettanta smisurata inclinazione alla sottomissione/fedeltà, in cambio di un tornaconto personale.