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Il vero quesito per gli elettori è: volete voi dare a Meloni poteri simili a Trump e Putin? Sì o No?

Questo voto non è altro che una prova generale del prossimo referendum costituzionale, quello molto più importante sul premierato di Giorgia Meloni
Il vero quesito per gli elettori è: volete voi dare a Meloni poteri simili a Trump e Putin? Sì o No?
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In questo post suggerisco tre argomenti per la campagna a favore del NO al Referendum Costituzionale sulla giustizia, tre punti che mi sembrano efficaci e finora sottovalutati. Primo argomento: questo referendum in realtà non è altro che una prova generale del prossimo referendum costituzionale, quello molto più importante sul premierato di Giorgia Meloni. Il vero motivo per cui Meloni, nella sua corsa spregiudicata verso l’acquisizione di un potere personale quasi assoluto, ha indetto questo referendum è quello di abbattere tutti i paletti e i contropoteri che potrebbero limitare il suo premierato.

Con il premierato lei verrebbe eletta direttamente dai cittadini: in questa maniera scavalcherebbe in un solo colpo, grazie alla legittimità acquisita dal voto popolare, sia i poteri del Parlamento della Repubblica che quelli del Presidente della Repubblica. Avrebbe poteri simili, anche se più ridotti, a quelli che hanno oggi Trump e Putin nelle due repubbliche presidenziali, quella statunitense e quella russa. Meloni con il referendum sulla Giustizia, apparentemente molto tecnico, sta preparando il terreno politico per il premierato e per non avere in futuro più vere opposizioni al suo potere personale.

Infatti i veri vincoli al suo premierato derivano, più che dai partiti d’opposizione, dalla magistratura, dai mercati e dalle potenze estere. Meloni sa che non si può governare tranquillamente se gli Stati Uniti si mettono di traverso; per questo si è resa compiacente con Biden ieri sulla difesa armata dell’Ucraina, e oggi, con una bella capovolta, con Trump sulla pace disarmata in Ucraina (anche se molto sfavorevole a Kiev). Così Giorgia non avrà problemi con gli Stati Uniti.

Poi, grazie all’aumento della pressione fiscale per i lavoratori e i pensionati e i tagli alla sanità e alle spese pubbliche, Meloni ha diminuito il deficit pubblico: così ha accontentato i mercati, e la grande finanza ha abbassato lo spread. Big Finance ama la Giorgia dell’austerità. L’ultimo contropotere al suo futuro di premier è la magistratura che fa rispettare le leggi e la Costituzione: qui serve il referendum della giustizia che non ha altro scopo di screditare la magistratura e limitare il potere dei giudici che “remano contro il governo”.

Meloni, dopo essersi accordata con Trump (e anche con la von der Leyen, che però conta di meno), dopo avere accontentato i mercati e limitato il potere della magistratura, potrà raggiungere il suo vero obiettivo e assumere tranquillamente i quasi pieni poteri con il premierato. Certamente l’opposizione blanda e gentile di questo centrosinistra sarà l’ultima delle sue preoccupazioni. Fatte queste considerazioni, occorre fare capire che la vera domanda a cui i cittadini con questo referendum dovrebbero rispondere è: volete voi dare a Meloni poteri simili a quelli che hanno già Trump e Putin? Sì o NO?

Il secondo argomento contro le ragioni del Sì è che il referendum modifica la Costituzione in ben otto punti, e la modifica viene da una parte sola, da destra. I Padri Costituenti hanno fatto una Costituzione non a maggioranza per spaccare il paese, ma per unire il paese. La proposta di modifica unilaterale della Costituzione deve essere respinta anche solamente perché è di parte.

Il terzo argomento propagandistico è forse quello più efficace: se votate sì date meno potere alla magistratura ma soprattutto date molto più potere alla politica e ai politici. Ci saranno meno controlli sui politici che potranno fare più abusi di ufficio senza essere perseguiti. Anche le ruberie aumenteranno perché la magistratura avrà meno possibilità di controllare. Volete aumentare le ruberie e gli sprechi, Sì o NO?

Preferirei di NO

A cura di Paolo Frosina
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