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L’Alta corte israeliana accoglie il ricorso delle ong e sospende lo stop imposto da Tel Aviv a Gaza e Cisgiordania

Il giudice ha emesso un'ingiunzione preliminare in attesa dell'udienza sulla legge che blocca il lavoro di 37 organizzazioni
L’Alta corte israeliana accoglie il ricorso delle ong e sospende lo stop imposto da Tel Aviv a Gaza e Cisgiordania
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Le organizzazioni umanitarie potranno, almeno per il momento, proseguire il loro lavoro a Gaza e in Cisgiordania. La Corte Suprema israeliana ha infatti sospeso temporaneamente le misure del governo di Tel Aviv che imponevano a 37 ong internazionali di terminare le loro attività entro il 1 marzo. Tra queste anche Medici senza frontiere, Oxfam e Save the children.

Il giudice dell’Alta Corte ha quindi accolto il ricorso urgente presentato da 17 realtà umanitarie, emettendo un’ingiunzione preliminare in attesa dell’udienza sulla legge contestata. “Siamo grati che la nostra richiesta di un’ordinanza provvisoria sia stata accolta” ha commentato Paolo Pezzati, portavoce per le Crisi umanitarie di Oxfam. “Sebbene questa notizia sia positiva, la situazione umanitaria a Gaza rimane critica e non sappiamo ancora quale effetto avrà questa sentenza. Quando il tribunale emetterà la sua decisione definitiva sul ricorso presentato da Oxfam e le altre organizzazioni, speriamo che riconosca la minaccia molto reale per la vita dei civili e sostenga i principi umanitari e il diritto internazionale”. In questo contesto, Oxfam farà valere la propria registrazione presso l’Autorità Palestinese per continuare a operare sia a Gaza che in Cisgiordania.

Anche Medici senza frontiere ha parlato di decisione positiva, ma ha chiarito che le operazioni restano fortemente limitate. Tutto il personale internazionale che ha già lasciato Gaza difficilmente potrà rientrare. “Nella Striscia la situazione è catastrofica – ha ricordato l’organizzazione – c’è urgente bisogno di un afflusso massiccio di aiuti salvavita e un accesso umanitario senza ostacoli”. Msf si è detta “determinata a restare” per continuare a fornire cure mediche. “Siamo cercando di mantenere i servizi per i pazienti in un contesto sempre più difficile – ha dichiarato Christopher Lockyear, segretario generale di Msf – ma i bisogni sono enormi e le drastiche restrizioni hanno conseguenze mortali. Centinaia di migliaia di pazienti hanno bisogno di cure mediche e di assistenza psicologica, mentre decine di migliaia di persone necessitano di cure continue e a lungo termine, sia chirurgiche che psicologiche”. Solo nel 2025, a Gaza, i medici di Msf hanno gestito 1 letto ospedaliero su 5, assistito un terzo dei parti, fatto oltre 900mila visite ambulatoriali e distribuito oltre 700 milioni di litri d’acqua.

Anche l’Onu ha accolto con favore la decisione della Corte Suprema di Israele di sospendere, in via temporanea, il provvedimento del governo. “Siamo molto coerenti nel dire che abbiamo disperatamente bisogno dei nostri partner“, ha commentato il portavoce, Stephane Dujarric, rispondendo ai giornalisti. “Noi – ha aggiunto – come sistema delle Nazioni Unite non potremmo fare quello che facciamo senza questa partnership, e vogliamo che possano continuare a svolgere il loro lavoro“.

Lo stop alle ong era arrivato a fine anno, dopo la revoca delle licenze per il mancato rispetto delle nuove regole di registrazione decise da Israele. Criteri estremamente restrittivi che prevedono, tra le altre cose, anche la trasmissione dei dati personali di tutti i dipendenti. Da allora il governo di Netanyahu non ha mai fatto un passo indietro. Nonostante i diversi appelli per garantire l’aiuto umanitario a Gaza e i diversi tentativi di mediazione fatti dalle ong per trovare un accordo.

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