New York, l’Ice arresta una studentessa azera, il sindaco Mamdani chiede a Trump di liberarla. I federali: “Il permesso di studio era stato revocato dall’amministrazione Obama”
“Il DHS mi ha arrestata illegalmente. Per favore, aiutatemi”. Ellie Aghayeva, studentessa patita dall’Azerbaijan per approdare alla Columbia di New York, giovedì ha pubblicato una storia sul suo profilo Instagram con un seguito di 100.000 persone. Altra versione, quella del Dipartimento di sicurezza interna. Non c’è stato nulla di illegale. Gli agenti dell’Ice hanno applicato la misura coercitiva perché il visto per motivi di studio rilasciato alla ragazza “è stato revocato nel 2016 sotto l’amministrazione Obama per non aver frequentato le lezioni”.
La vicenda si è sbloccata – almeno in modo temporaneo – dopo che il sindaco di New York, Mamdani, parlando con il presidente Trump per discutere di progetti immobiliari nella Grande Mela, ha espresso la sua preoccupazione per la sorte della studentessa. Trump ha acconsentito al suo rilascio: tuttavia, Ellie Aghayeva è in attesa dell’udienza che la riguarda: dunque, è ancora possibile che venga allontanata dagli Stati Uniti.
La Columbia contesta al Dipartimento di sicurezza interna che i federali avrebbero utilizzato un pretesto per entrare nell’appartamento della ragazza. La presidente ad interim dell’Ateneo, Claire Shipman ha dato questa versione, che è stata rilanciata dai media americani, tra cui la Cnn: “A quanto ci risulta, gli agenti federali hanno rilasciato false dichiarazioni per entrare nell’edificio e cercare una ‘persona scomparsa’”. Il riferimento riguarda il fatto che gli agenti avrebbero mostrato la foto di un minorenne. “Si sono diretti all’appartamento della studentessa che avevano preso di mira, raccontando la stessa storia”, e le telecamere di sicurezza “hanno ripreso gli agenti nel corridoio mentre mostravano le foto del presunto bambino scomparso”. Shipman ha ribadito: “Le forze dell’ordine devono essere in possesso di un mandato giudiziario o di una citazione in giudizio per accedere alle aree non pubbliche dell’università, tra cui gli alloggi, le aule e le aree che richiedono l’accesso tramite tessera magnetica. Tutte le forze dell’ordine, compresi il DHS e l’ICE, sono obbligate a seguire gli standard legali ed etici stabiliti”.
A questa ricostruzione il Dipartimento replica così: “L’amministratore del condominio e la coinquilina hanno fatto entrare gli agenti nell’appartamento”. La Cnn ha chiesto chiarimenti sulle modalità operative dei federali: “Gli investigatori della Sicurezza Nazionale si sono identificati verbalmente e indossavano distintivi visibili al collo. Non si sono identificati come NYPD”, ovvero come agenti di polizia del Dipartimento di New York. Oltre a Mamdani, dubbi sull’operato dell’Ice sono stati espressi dalla governatrice Kathy Hochul: “Gli agenti dell’Ice non avevano il mandato appropriato, quindi hanno mentito per ottenere l’accesso alla residenza privata di uno studente”.
Dopo essere tornata in libertà, Ellie Aghayeva ha scritto sul suo profilo: “Sono completamente sotto shock per quello che è successo… Ho bisogno di un po’ di tempo per elaborare tutto. Tornerò presto. Ma per favore, non preoccupatevi”. Anche la Columbia sul profilo su X ha scritto di essere “sollevata ed emozionata” per il rilascio di Aghayeva ed ha assicurato l’impegno affinchè la studentessa abbia la tutela di una assistenza legale.
Secondo l’American Association of University Professors, Aghayeva è una studentessa che sta conseguendo una doppia specializzazione in neuroscienze e scienze politiche. I media americani hanno chiesto dettagli sullo status della studentessa, ma queste richieste alla Columbia University non hanno ricevuto risposta. Anche gli avvocati della ragazza, dopo aver ammesso che l’ingresso negli Usa risaliva al 2016, non hanno poi dato altre informazioni sul suo status attuale dal punto di vista delle norme sull’immigrazione.
L’episodio ha assunto importanza perchè rilancia la preoccupazione che gli agenti federali utilizzino stratagemmi – spacciandosi magari per impiegati pubblici – per rintracciare i clandestini. C’è poi il braccio di ferro tra la Columbia e Donald Trump; quest’ultimo ha accusato l’Ateneo di aver lasciato briglia sciolta alle manifestazioni pro-pal, sconfinando nell’antisemistismo. Per questo motivo aveva tagliato i fondi per la ricerca. Lo scorso luglio la Columbia University ha raggiunto un accordo con l’amministrazione Trump per versare oltre 220 milioni di dollari al governo federale e ripristinare i fondi, prevedendo anche 21 milioni per risolvere le presunte violazioni dei diritti civili contro i dipendenti ebrei.