La nuova legge elettorale ribalta gli esiti del Rosatellum: il premio avvantaggia (oggi) la destra. La simulazione YouTrend
Dal 46% di preferenze al 57% dei seggi. Ecco l’effetto che la nuova legge elettorale, proposta dalle forze di maggioranza, potrebbe avere sulla composizione del nuovo Parlamento. Ad avvantaggiarsi, con le attuali stime dei partiti, sarebbe proprio la destra che otterrebbe un distacco tale da poter governare senza particolari problemi. A differenza dell’attuale sistema elettorale: con il Rosatellum, infatti, ci sarebbe un sostanziale pareggio tra le due coalizioni e nessuna maggioranza assoluta alla Camera e al Senato con il campo progressista unito che sarebbe leggermente avanti a Montecitorio. È il quadro che viene fuori dalla simulazione di YouTrend per SkyTg24. Non solo, pertanto, l’assenza delle preferenze (nonostante anni di promesse da parte di Meloni) e l’eliminazione dei collegi uninominali disegnano un Parlamento totalmente composto da “nominati“, ma il proporzionale con un premio di maggioranza alto (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) rischia di provocare rilevanti distorsioni della rappresentatività nel nome della “governabilità”. E ad avvantaggiarsi, almeno nel quadro attuale, sarebbe l’attuale maggioranza che sostiene Giorgia Meloni.
La simulazione di YouTrend parte dalla Supermedia bisettimanale dei sondaggi che vede il centrodestra – senza Futuro nazionale di Vannacci – al 46,1% mentre il campo progressista (senza Azione) al 44,4%. Con il nuovo sistema il centrodestra otterrebbe circa 228 dei 400 seggi alla Camera e 113 su 200 al Senato, circa il 57% del totale. Per ottenere il premio di maggioranza basta infatti superare il 40% dei voti nazionali e risultare la coalizione più votata, anche se di pochissimi punti percentuali. Il campo progressista con il 44% dei voti si fermerebbe, invece, a 147 seggi alla Camera e a 76 al Senato, circa il 36% del totale.
Un quadro totalmente diverso da quello simulato con l’attuale legge elettorale. I collegi uninominali – cioè quelli dove le liste o le coalizioni presentano un unico candidato, risultando eletto chi ottiene più voti – sono quelli che nel 2022 (quando le forze del centrosinistra correvano da sole) hanno materialmente permesso al governo Meloni di avere l’attuale maggioranza in Parlamento. Il campo largo unito al voto oggi però stravolgerebbe il quadro. Con le attuali percentuali dei sondaggi, alla Camera il centrodestra otterrebbe 186 seggi su 400, contro i 192 del centrosinistra. La destra sarebbe, invece, in vantaggio di un seggio al Senato (96 a 95). Ma nei due rami del Parlamento nessuna coalizione potrebbe contare sulla maggioranza assoluta.
Mentre da Fratelli d’Italia respingono la definizione di “colpo di mano” aprendo adesso a “un confronto” con le forze di opposizione, sulla proposta di legge esperti e costituzionalisti sollevano possibili criticità. A partire dall’assenza delle preferenze. “Il limite appare l’assenza di ogni tipo di indicazione da parte dell’elettore: senza collegi uninominali e senza preferenze non ha voce in capitolo. In questo modo il rischio è tornare ad un Parlamento di nominati”, osserva il fondatore di YouTrend, Lorenzo Pregliasco. L’altro nodo messo sotto i riflettori dai tecnici è poi quello del premio di maggioranza che, di fatto, può arrivare fino a oltre il 15% e portare una maggioranza a ottenere fino a un massimo del 60% degli eletti in Parlamento. In base alle sentenze della Consulta, secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti il 55% è, però, un paletto “che non può essere sforato“. E “la Corte – osserva – è in grado, per fortuna, di decidere in tempi brevi prima del voto. Quindi chi prova a sforare il tetto del 55% rischia una bocciatura rapida oltre che quasi certa”.